di Marco Torricelli
Stefano Gualdi, il manager – quando parlano, i manager, mica lo fanno a caso – lo aveva detto: la Sangemini ha in mente «un piano di crescita», ma soprattutto «avviare una fase di sviluppo che consenta al gruppo di rispondere in modo adeguato ai cambiamenti del mercato».
Il progetto E aveva anche spiegato, durante l’incontro che si è svolto il 28 febbraio scorso in Regione, che, per carità, da parte loro ci sono le migliori intenzioni del mondo nei confronti del sito umbro, ma la volontà di imbottigliare, al nord, un’acqua alla quale appiccicare l’etichetta Fabia – per la quale c’è il piccolo problema che la concessione regionale impone l’estrazione e l’imbottigliamento in zona – non era affatto scartata, anzi. E che la cosa deriva dalla necessità di razionalizzare la logistica, contenendo le spese di trasporto.
La logistica Sarà per questo che, proprio in queste ore, l’azienda starebbe mettendo a punto, con quello che viene definito un colosso del settore logistico, un progetto dettagliato che dovrebbe permettere a Sangemini di incrementare la percentuale di distribuzione ‘ponderata’ – cioè i punti di vendita nei quali il prodotto è effettivamente presente – dall’effettivamente modesto, e giudicato insoddisfacente dall’azienda, 7% attuale. E un progetto organico, basato anche sulla riduzione dei costi di spostamento del prodotto verso i punti di vendita, difficilmente potrebbe prescindere da una localizzazione più favorevole del punto di imbottigliamento. Alla Sangemini, se uno glielo chiede, cadono dalle nuvole, ma tant’è.
Gli investimenti Un aspetto importante – e sul quale pare di registrare posizioni diverse, tra le varie istituzioni e i sindacati – è quello relativo ai soldi che dovrebbero essere investiti da Sangemini sul sito umbro: «Noi – spiega l’assessore comunale di San Gemini, Luciano Bisonni – insieme ai comuni di Acquasparta e Montecastrilli, insistiamo con decisione su questo aspetto. L’azienda è strutturalmente vecchia, con impianti che hanno più di 20 anni e che non possono garantire produttività e competitività. Lì, per essere chiari, vanno fatti degli investimenti seri». Ma i sindacati temono che a macchine moderne, magari, possano corrispondere ulteriori tagli occupazionali: «Perché la strada è sempre quella. Noi – replicano i sindacalisti – non siamo certo contrari al progresso, che potrebbe anzi portare condizioni di lavoro migliori, ma vogliamo garanzie concrete».
I lavoratori La Sangemini spera «che tutte le parti ci accordino la fiducia necessaria per crescere e per misurarci con un mercato sempre più competitivo», ma nel corso delle assemblee, organizzate per illustrare gli elementi emersi nell’incontro in regione, le cose hanno preso una piega sfavorevole. Con quello che i sindacati definiscono «un irrigidimento della posizione», da parte dei lavoratori. Che in poche parole hanno detto chiaro che, a loro, il progetto aziendale non piace proprio per niente e che, quindi, l’unico mandato che davano ai propri rappresentanti era quello di stoppare tutto: «La Fabia – hanno scandito – è nostra e la regione deve spiegarlo per bene alla Sangemini che quella concessione non si modifica».
Modifiche Anche perché di modifiche ne sono già state apportate parecchie, in passato, come racconta Bisonni: «Quando vennero riviste quelle relative a Sangemini – spiega – ci furono inserite una serie di iniziative, tipo quella relativa al termalismo, sulle quali l’azienda avrebbe dovuto investire. Ma non lo ha mai fatto». Le tre amministrazioni comunali «in totale accordo tra loro – specifica l’assessore – sono consapevoli che per questo comprensorio la presenza di Sangemini è fondamentale e siamo tutti disponibili ad un confronto serio. Ma deve essere chiaro che non siamo intenzionati ad accettare passivamente iniziative che non tengano nella giusta considerazione le esigenze del territorio stesso».
