La presentazione dell'indagine presso la sede della Cna di Perugia

di Daniele Bovi

Un 30% delle imprese umbre sta agganciando la ripresa, ma l’aggancio diventa difficile se non si hanno le figure adatte per ripartire. Una ripresa che in Umbria sembra passare dal rilancio del sistema manifatturiero, dove tra meccanica, tessile, edilizia, agroalimentare e impiantisti, si concentrerà la maggior parte delle assunzioni nel 2011. O almeno la maggior parte di quelle 3 imprese su 10 che hanno dichiarato la loro volontà di ampliare il personale.  E’ con questo scenario sullo sfondo che la Cna provinciale di Perugia ha presentato lunedì mattina l’indagine svolta su 600 imprese sparse in diversi territori della regione e relativa alle previsioni occupazionali e ai fabbisogni formativi per il 2011.

Due anni di crisi profonda «Dopo due anni di profonda crisi – spiega il presidente della Cna provinciale Renato Resca – abbiamo voluto verificare lo stato delle aziende, che in alcuni casi hanno dovuto subire riduzioni di fatturato fino al 50%. Un 30% di imprese sta agganciando la ripresa, ma ripartire è difficile se non si hanno le figure adatte».

L’indagine Le 600 aziende sono state divise a seconda dei diversi settori produttivi (manifattura, servizi e edilizia), a seconda degli ambiti territoriali di appartenenza e per numero di dipendenti. Larga parte di queste aziende, ben 170, sono localizzate tra Perugia e Bastia Umbra, mentre oltre la metà hanno al massimo 20 dipendenti. In particolare 339 imprese hanno tra 0 e 9 dipendenti, mentre sono 160 quelle che contano fino a 20 occupati. Un quadro che conferma ancora una volta come la trama del tessuto imprenditoriale della regione sia composto da piccole e piccolissime realtà.

Chi pensa di assumere e chi no Negli ultimi due anni la crisi si è abbattuta pesantemente sul territorio umbro, che ha visto le sue imprese cercare di mantenere i livelli occupazionali seppur tra mille difficoltà. L’anno che si è appena aperto invece vedrà un 29% di imprese che prevede di assumere (11%) o che pensa di farlo previa verifica dell’andamento dei mercati (18%). Ben 7 imprese su 10 però, come accennato in apertura, non hanno alcuna intenzione di sottoscrivere nuovi contratti. Guardando i dati a livello territoriale, l’80% delle assunzioni, stando all’indagine Cna, saranno nelle zone di Perugia, Bastia, Foligno, Spoleto e lago Trasimeno. Il 24% delle imprese campione invece ha deciso di ricorrere, nel 2010, agli ammortizzatori sociali, mentre solo l’8% è stato costretto a licenziare e l’11% prevede di farlo nei primi mesi del 2011.

Le figure più ricercate Gli altri dati relativi alle figure più ricercate confermano anch’essi il basso tasso di scolarizzazione del sistema del lavoro umbro: il 73% di quelle che le aziende umbre ritengono infatti figure utili alle loro realtà sono operai, generici o specializzati. Seguono, a notevole distanza, periti meccanici (7,8%) e autisti (6%). Relativamente all’istruzione del personale il 46% ha un titolo di scuola media inferiore, il 38% di scuola superiore e solo il 2% sono laureati. Una tendenza che piano piano si sta affacciando sul piano formativo invece è quella della necessità di implementare, all’interno delle aziende, un reparto commerciale con addetti alle vendite e rete marketing.

Il ruolo delle conoscenze A testimoniare un altro punto di criticità del mercato del lavoro umbro è il modo con cui si accede al tanto agognato posto di lavoro. In Umbria infatti nell’87% dei casi ciò avviene per conoscenza diretta, mentre solo il 9% passa dai centri per l’Impiego e il 4% per le agenzie di lavoro interinale. Un dato che fa dire all’assessore regionale allo Sviluppo economico Gianluca Rossi, presente all’illustrazione dei risultati dell’indagine, che «la ricerca dell’occupazione è affidata troppo a meccanismi spontanei».

Formazione Una sezione dell’indagine che mette in luce un altro dato negativo è quello relativo alla formazione: «Ciò che mi preoccupa – spiega sempre Rossi – è quel 62% di titolari delle imprese che si dicono non interessati alla formazione». Senza dimenticare come il 46% non ritiene di fare in futuro formazione per i dipendenti. Negli ultimi tre anni invece il 58% delle aziende ha fatto fare corsi di formazione, perlopiù in ambito di sicurezza (59%) e di nuovi aggiornamenti sui prodotti (13%).

Rossi: si riparte dalla manifattura «Questi dati – commenta Rossi – sono interessanti e confermano le certezze e le incertezze del nostro sistema. Dati da cui emerge come è il settore manifatturiero quello con più chance di uscire dalla crisi». Per favorire questa uscita però c’è bisogno della politica: «Il nostro compito – dice Rossi – è quello di cercare di mettere a disposizione strumenti e incentivi che favoriscano la manifattura e la piccola e piccolissima impresa». Dati poco incoraggianti arrivano invece dal fronte della scolarizzazione: «Dell’alto tasso di scolarizzazione – commenta sempre Rossi – le aziende tengono poco conto, così come, tornando ai pochi titolari di impresa interessati alla formazione, diventano importanti i disegni di legge che riformano le agenzie interinali e il pacchetto degli strumenti formativi».

Porzi: servono migliori sinergie «Bisogna lavorare per migliorare le sinergie tra imprese e mondo del lavoro», ha puntualizzato poi Donatella Porzi, Assessore alla Pubblica istruzione della Provincia di Perugia, titolare da una settimana delle deleghe all’Istruzione lasciate dal dimissionario Giuliano Granocchia (passato dal Prc a Sel). «Bisogna potenziare i percorsi formativi, a scuola e fuori – ha proseguito – e lavorare al fianco delle famiglie e dei più giovani per aiutarli a scegliere consapevolmente il proprio percorso di studi, tenendo conto delle esigenze e delle potenzialità occupazionali dei territori nei quali vivono».

Giovannangeli: rafforzare ruolo degli istituti tecnici Pertanto, ha concluso Roberto Giannangeli, direttore provinciale della Cna di Perugia, «uno degli obiettivi su cui lavorare è rappresentato dal rafforzamento e dalla ridefinizione del ruolo svolto dagli istituti tecnici nella nostra regione. Dall’indagine che abbiamo condotto emerge con chiarezza che il manifatturiero continua a rappresentare il settore trainante per l’economia umbra e che le principali figure professionali richieste da questo settore sono quelle che hanno competenze tecniche. Il dato meno positivo è che il 3% degli occupati nelle Pmi è in possesso di una laurea, da qui l’esigenza di ridefinire il rapporto tra il mondo universitario e il mondo del lavoro e, d’altra parte, il bisogno di individuare percorsi innovativi per facilitare l’inserimento di competenze elevate all’interno delle imprese umbre».

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