
di Daniele Bovi
L’onda lunga della crisi economica si abbatte anche sui redditi delle famiglie umbre, ma non così tanto come nelle parti più vive e industrializzate d’Italia. Si può leggere così il nuovo dossier dell’Istat sul reddito disponibile dei nuclei familiari, diffuso mercoledì mattina, che monitora gli anni che vanno dal 2006 al 2009. Anni in cui il tasso di crescita del reddito disponibile dei nuclei della regione è diminuito dell’1,6%.
Il rovescio della medaglia Tanto per capire, dentro la voce «reddito disponibile» l’Istat inserisce alcuni aggregati come i redditi derivanti dalla proprietà di abitazioni, i risultati delle attività imprenditoriali, i redditi da capitale (interessi, dividendi, fitti di terreni e così via) e quelli da lavoro dipendente che, percentualmente, fanno la parte del leone. Il meno 1,6% registrato dall’istituto di statistica, un dato in linea con quello di tutto il Centro Italia, è comunque lontano dal -4,1% del Nord Ovest e dal -3,4% del Nord Est. Il rovescio della medaglia sta però nel fatto che il Nord Ovest e il Nord Est sono le parti più dinamiche e competitive del Paese, quelle dove, di conseguenza, è più pesante l’impatto sulla distribuzione dei dividendi delle imprese insieme alla perdita secca di posti di lavoro e alla cassa integrazione.
Il ruolo del settore pubblico Nel Cuore verde in sintesi la situazione tiene anche perché moltissime famiglie vedono il loro reddito garantito dalla Pubblica Amministrazione. Se da un lato quindi la sforbiciata è più leggera rispetto ad altre parti d’Italia, il dato conferma, ancora una volta, lo strapotere del pubblico nel settore economico (6 euro di Pil su dieci, secondo un recente studio dell’Università di Perugia, sono generati dal pubblico) e la scarsa dinamicità del sistema.
Reddito pro capite L’Umbria, oltre che piazzarsi al centro geografico della penisola, si piazza al centro anche delle fasce di reddito per abitante: precisamente nella parte più bassa di quella che va dai 15mila ai 18.800 euro. Non troppo lontana dal minimo, i 12.400 euro di alcune regioni del Sud, ma molto distante dai 21.500 euro di regioni molto più industrializzate e competitive come quelle del Nord Italia.
I dati in termini assoluti Analizzando più in profondità i dati diffusi dall’Istat, prendendo in considerazione i dati in termini assoluti, si scopre come in Umbria a tenere sono i redditi derivanti dalla proprietà di abitazioni in cui risiedono le famiglie e di altre abitazioni a disposizione: 1,5 miliardi di euro nel 2006 contro 1,7 del 2009. Così come tiene il cosiddetto «reddito misto», ossia quello derivante dall’attività imprenditoriale delle famiglie nella loro veste di produttori (3,3 miliardi contro 3,2). Aumentano invece i redditi da lavoro dipendente (9,2 miliardi contro 8,6) mentre, in linea con il dato nazionale, fanno registrare un calo significativo i redditi da capitale, che comprendono interessi, dividendi e altri utili distribuiti dalle società. Un calo del 15%, da 2,9 a 2,4 miliardi.
