di Daniele Bovi
E’ un’economia umbra che conferma il «marcato rallentamento» della seconda metà del 2011 quella dei primi nove mesi del 2012 disegnata dall’aggiornamento congiunturale di Bankitalia presentato martedì mattina a Perugia da Antonio Carrubba, direttore della filiale umbra e da Riccardo Bonci. Marcato rallentamento imputabile in special modo alla debolezza della domanda interna. Secondo il sondaggio condotto ad ottobre tra 180 imprese dell’industria e del settore dei servizi come commercio e turismo, emerge il pessimismo degli imprenditori: per quanto riguarda l’industria il 50% segnala un calo del fatturato nei primi 9 mesi, con previsioni a sei mesi in cui si intravede un lievissimo aumento totale, decisamente più marcato per le imprese che esportano. Lievi segnali di stabilizzazione ci sono per gli ordini nel corso dei mesi estivi, in un quadro dove però il 70% del campione non ha riguadagnato i livelli pre-crisi. Ko anche gli investimenti: un’azienda su tre non realizzerà quelli, già modesti, programmati inizialmente. «Speriamo – commenta Carrubba – che l’economia umbra riesca ad agganciare la ripresa che si prevede nel 2013». Il mercato del credito invece, del quale Umbria24 si occupa in un altro articolo, fa segnare «un indebolimento della dinamica».
L’export Il dato sull’export non rappresenta una novità: chi sta sui mercati internazionali riesce ad affrontare meglio la crisi. Complessivamente, nei primi sei mesi, l’export umbro è aumentato dell’8,5%, in rallentamento rispetto al +15% dello stesso periodo del 2011. Le merci prendono più che altro le vie extra-Ue (+29%), compensando il calo del mercato europeo (-4,5%). I dati però, come al solito, vanno letti con attenzione: il 37,1% dell’export totale umbro è rappresentato dai metalli, cioè dalla Tk-Ast, una quota in crescita rispetto al 25% del 2009. Senza la performance dell’acciaio, le già poche imprese umbre che si confrontano sui mercati mondiali avrebbero fatto segnare un piccolo 2,4% nel primo semestre del 2012. Complessivamente, fatte 100 le esportazioni del 2007, l’Umbria si attesta a giugno a quota 105.
Edilizia ko L’aggiornamento congiunturale di Bankitalia conferma poi come a soffrire in particolar modo sia l’edilizia: nei primi sei mesi sono stati «persi» sei punti percentuali per quanto riguarda l’occupazione, la cassa integrazione è aumentata del 41% (2,1 milioni di ore autorizzate) e il mercato è stato messo ko da investimenti pubblici il cui importo, in Umbria, nei primi sei mesi dell’anno si è dimezzato. In più le compravendite di case sono scese del 21% e le quotazioni dello 0,6%.
I servizi Dati non migliori arrivano dalle imprese dei servizi come quelle del commercio e del turismo. Nei primi tre trimestri del 2012 il fatturato cala del 15%, un dato comunque migliore della media nazionale grazie alle performance dei più grandi. Questo accade nel commercio, dove oltre all’alimentare che nel 49% dei casi segnala un aumento del fatturato, la grande distribuzione rafforza la sua espansione mentre nel complesso le vendite al dettaglio scendono dell’8% e le immatricolazioni crollano del 23%. In rallentamento anche il turismo dopo i buoni dati del 2011: da gennaio a luglio sono in calo gli arrivi (-0,5%) e le presenze (-1%).
Disoccupazione Il primo semestre dell’anno è stato anche segnato dall’aumento della disoccupazione, cresciuta dal 6,6% al 9,5%. Un dato, osserva Bankitalia, che si spiega con l’ampliamento dell’offerta di lavoro, cioè con l’aumento di coloro che cercano un’occupazione. Il problema è che il mercato umbro non è in grado di assorbire questa offerta. Nella fascia tra i 15 e i 34 anni la quota dei senza lavoro è del 17,4%. Quello umbro è poi un mercato del lavoro che si va ricomponendo nel corso degli anni: dal 2007 ad oggi nella fascia 15-34 anni si sono «persi» 17 mila occupati, mentre negli ultimi 12 mesi la ricomposizione ha favorito laureati (+7,6%) e contratti a tempo determinato o parziale (+5,1%). Connessa alla disoccupazione c’è l’aumento della cassa integrazione: 22 milioni di ore autorizzate dall’Inps da gennaio a settembre, che significa +41% rispetto allo stesso periodo del 2011. Meccanica (+52,4%, 5,7 milioni di ore) ed edilizia (+41%, 2,1 milioni di ore) i settori più penalizzati.

