Una impresa su tre in Italia prevede di assumere lavoratori stranieri entro il prossimo anno. Anche in Umbria, la presenza di manodopera extra-Ue si conferma sempre più strategica per sostenere la produttività e rispondere alla carenza di personale locale, in linea con quanto accade a livello nazionale.
Secondo una recente indagine Unioncamere e Centro Studi Tagliacarne, il 73,5% delle imprese italiane che assumono stranieri lo fa per mancanza di lavoratori italiani, mentre solo il 3% lo fa per ragioni di costo. Un trend che si riflette anche in Umbria, dove le aziende – in particolare nei settori dell’agricoltura, del turismo, dell’edilizia e dei servizi – segnalano crescenti difficoltà a coprire i posti vacanti con personale locale.
Secondo i dati Excelsior Unioncamere-Anpal, nel 2025 le imprese umbre prevedono di assumere circa 2.500 lavoratori stranieri, pari a circa il 20% delle assunzioni totali programmate nella regione, con una crescita rispetto agli anni precedenti. Nel perugino, il fabbisogno si concentra su agricoltura, turismo e servizi alla persona, mentre nel ternano sono logistica, edilizia e industria a trainare le assunzioni.
La provincia di Perugia, che rappresenta circa i due terzi dell’economia regionale, concentra la maggior parte delle assunzioni di lavoratori stranieri in Umbria. Secondo i dati Excelsior Unioncamere-Anpal 2025, si stima che oltre il 70% delle assunzioni di stranieri in Umbria avvenga nel perugino, con una domanda particolarmente elevata nei settori dell’agricoltura, del turismo e dei servizi alla persona. Il comparto agricolo, in particolare nelle aree del Trasimeno e dell’Alta Valle del Tevere, continua a richiedere manodopera stagionale straniera per far fronte ai picchi di raccolta. Anche il turismo e la ristorazione, soprattutto nelle città d’arte e nei borghi, segnalano difficoltà a reperire personale locale e si rivolgono sempre più spesso a lavoratori extra-Ue.
La provincia di Terni, più industriale e meno turistica rispetto a Perugia, mostra una domanda di lavoratori stranieri concentrata soprattutto nei settori della logistica, dell’edilizia e della metalmeccanica. Qui la quota di assunzioni di stranieri sul totale è leggermente inferiore rispetto a Perugia (intorno al 15-18%), ma comunque in crescita rispetto agli anni precedenti. Anche nel ternano, le imprese lamentano la difficoltà di trovare manodopera locale, soprattutto per le mansioni più operative e specializzate.
A livello nazionale, la propensione delle imprese ad assumere lavoratori extra-Ue potrebbe generare un fabbisogno annuo tra 60.000 e 93.000 unità secondo le stime del sistema informativo Excelsior. In Italia, la richiesta è particolarmente elevata nel Nord-Est, ma anche regioni del Centro come l’Umbria stanno vedendo aumentare la quota di lavoratori stranieri, spinti dal calo della natalità e dall’invecchiamento della popolazione.
Le motivazioni delle imprese umbre sono chiare: la difficoltà di reperire manodopera locale, soprattutto per lavori stagionali e operativi, ma anche la necessità di nuove competenze e la volontà di investire nella formazione dei lavoratori stranieri. Oltre il 68% delle aziende umbre che assumono stranieri dichiara di voler investire in formazione, segno di una crescente integrazione e valorizzazione delle risorse provenienti dall’estero.
Nonostante la crescita della domanda, permangono alcune criticità: la stagionalità delle assunzioni, la difficoltà di reperire personale anche tra gli stranieri in alcuni settori, e la necessità di rafforzare i percorsi di integrazione e formazione. Tuttavia, l’Umbria si dimostra una regione dinamica e pronta a cogliere le opportunità offerte dalla presenza di lavoratori stranieri, fondamentale per il futuro del tessuto produttivo locale.
