Boschetto e Giannangeli

di Daniele Bovi

«Il margine di manovra per i Comuni non c’è più, l’unica alternativa è tagliare le spese». È proprio dai municipi, che dal 2010 al 2015 si sono visti ridurre i trasferimenti statali di quasi il 60 per cento, che parte l’analisi che il Centro studi sintesi ha fatto per Cna sulla fiscalità locale per famiglie e imprese, analizzando i dati dei principali 18 comuni dell’Umbria. Amministrazioni che, con 98 milioni di euro in meno in cinque anni, hanno poi ‘caricato’ questi minori introiti sulle spalle di famiglie e imprese. Queste ultime nel 2015, secondo l’analisi, hanno visto crescere, anche se di poco, il prelievo fiscale; di poco perché già molte amministrazioni hanno spinto l’acceleratore al massimo. «Al di là dell’incremento dell’ultimo anno che ad alcuni potrebbe apparire insignificante – commenta il direttore di Cna Umbria Roberto Giannangeli che ha presentato i dati insieme al responsabile dell’area fiscale di Cna Marco Boschetto -, ciò che noi valutiamo grave è la tendenza generale, che ancora una volta è quella di colpire pesantemente le imprese».

L’analisi Cna e Centro studi hanno ipotizzato il carico fiscale per un idraulico che ha un laboratorio di 70 metri quadri e una rendita catastale di 400 euro e per una carpenteria metallica con una superficie di 200 metri quadri e una rendita di 4.200 euro. Tra Imu e Tasi il primo pagava nel 2014 il 10,4 per mille, ora il 10,5 per mille; per il secondo la somma è cresciuta dal 10,2 al 10,3 per mille. La situazione varia, ma non troppo, da comune a comune: per un laboratorio artigiano l’aliquota minima è del 9,2 per mille a Terni (541 euro) e dell’11,4 per mille a Umbertide (670), mentre per l’opificio si va dall’8,35 per mille di Foligno (2.537 euro) al 10,6 (2.924) di tante città, da Perugia a Umbertide fino a Marsciano e Città di Castello. Da cinque anni a questa parte per un laboratorio la crescita della tassazione è stata del 114 per cento il che, tradotto in euro, significa essere passati da 288 a 615 euro. Per quanto riguarda l’opificio invece l’impennata è stata ‘solo’, si fa per dire, del 95 per cento.

Slegata dal reddito «La crescita della tassazione sappiamo che è una risposta ai tagli, ma non è legata al reddito di impresa. Si tratta – prosegue Giannangeli – di imposte che prescindono dalla reale ricchezza delle imprese della regione, andando invece a colpire un patrimonio immobiliare in base a rendite catastali spesso largamente superiori ai reali valori di mercato. La tassazione spesso incide su capannoni vuoti, diventando così una patrimoniale». La Cna perciò punta il dito contro contro la differenza tra il valore catastale e quello di mercato degli immobili, dove in alcuni casi il secondo è inferiore al primo «e ciò – dice il direttore – crea danni agli imprenditori». Imprese, almeno per quanto riguarda le medio piccole e le piccolissime, che dalla riduzione dell’Irap non hanno beneficiato, mentre sul fronte occupazionale hanno, edilizia a parte, retto l’urto e ora «stanno dando segnali di ripresa». Temi, questi ultimi, di cui si parlerà il 30 novembre, quando Cna terrà la sua assemblea annuale che sarà anche l’occasione per presentare una ricerca sull’economia dell’Umbria.

Rifiuti Un capitolo a parte è stato dedicato alla Tari, che prevede come base imponibile sostanzialmente la superficie dell’immobile e la possibilità di un’addizionale provinciale (del 5 per cento in Umbria). Il gettito complessivo dei 18 comuni, per quanto riguarda il 2015, è in leggero aumento (da 124,5 milioni a 122,1), con una media per abitante pari a 207 euro e una situazione differente da città a città: dai 113 euro di Gubbio ai 253 di Perugia. Complessivamente, in cinque anni la crescita è stata del 27 per cento, con punte di oltre il 70 per cento ad Amelia e Assisi. «È vero – commenta Boschetto – che i regolamenti comunali prevedono da qualche tempo delle riduzioni forfetarie delle superfici sottoposte a tassazione in virtù del fatto che su di esse si producono rifiuti speciali smaltiti separatamente, e a caro prezzo, dalle imprese, ma è altrettanto vero che, in barba alla tanto declamata semplificazione, ne possono beneficiare solo le imprese che ne facciano espressamente richiesta e senza possibilità di rimborso per le eventuali eccedenze versate in precedenza. Una situazione surreale».

Le famiglie Oltre alle imprese, non se la sono passata bene neppure le famiglie: +35 per cento l’aumento dell’addizionale comunale Irpef registrata dal 2010 ad oggi, e tasse sugli immobili che negli ultimi due anni hanno superato i valori raggiunti nel 2012, quando l’Imu fece la sua comparsa. La maggior parte dei Comuni presi in considerazione ha confermato le aliquote (in 11 su 18 è al massimo), mentre cinque le hanno alzate con un’aliquota media salita dallo 0,67 per cento del 2014 allo 0,71 per cento del 2015. «Siamo d’accordo – chiude Giannangeli – con chi, a livello nazionale, sta lavorando per ridurre le tasse su famiglie e imprese, ma il rischio è che calino quelle dello Stato e aumentino quelle locali. Noi crediamo che per arrivare a una riduzione effettiva delle tasse per tutte le imprese è indispensabile passare dal taglio dei costi della pubblica amministrazione, a cominciare dalla chiusura di società ed enti pubblici inutili. Non ci sono altre strade o scorciatoie».

Twitter @DanieleBovi

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