Un generale ripensamento della formazione professionale e la creazione, sulla base di quanto già fatto in altre regioni italiane, di poli tecnici professionali. Sono queste le due richieste più importanti fatte martedì durante «L’impresa del futuro», convegno organizzato dalla Cna dell’Umbria alla Posta dei Donini di San Martino in Campo con, oltre ai vertici dell’associazione, Mario Gibertoni, Lea Spanakis e Andrea Donato di Studio Base, oltre all’assessore regionale Antonio Bartolini, che ha la delega alla formazione professionale.
IL NUOVO PATTO TRA ARTIGIANI E SINDACATI
La grande scommessa Dopo aver sottolineato come la «grande scommessa passa dalla costruzione di una stretta sinergia tra manifattura e tecnologia digitale e dal ruolo fondamentale che le persone, con le loro competenze, saranno in grado di svolgere all’interno delle imprese», il presidente di Cna Umbria Renato Cesca ha chiesto alla Regione, «dopo le politiche per gli investimenti, di ripensare gli strumenti in tema di formazione professionale degli imprenditori, dei lavoratori e dei giovani, a cominciare dall’istituzione di poli tecnici professionali, per ridurre il gap tra piccola, media e grande impresa».
Poli tecnici «Quello che ci aspettiamo dalla Regione – ha aggiunto sul punto Fabio Matera, direttore di Ecipa Umbria, l’ente formativo della Cna – è un’azione concreta per la costituzione di poli tecnici professionali come già esistono in altre Regioni che, sulla falsariga di quanto già avviene per la media-grande impresa con gli Its, individuino e sviluppino percorsi formativi a misura delle imprese più piccole». Matera poi ricordato che da ottobre partiranno percorsi formativi che riguarderanno «la digitalizzazione dei processi produttivi, le nuove metodologie di gestione delle risorse umane, la costruzione di nuovi prodotti e i piani di marketing: tutti aspetti fondamentali per sostenere l’innovazione nelle piccole e medie imprese».
Modello Germania Per quanto riguarda più in generale il rapporto tra innovazione e impresa, il modello a cui si guarda è quello della Germania: «I tedeschi – ha detto Gibertoni – hanno capito da almeno sei anni che nell’economia digitale la velocità è essenziale e che la crescita a lungo termine è dominata dal progresso continuo e dall’integrazione tra l’automazione industriale con le nuove tecnologie produttive, in grado di aumentare la produttività sia degli impianti che del lavoro. Oggi, e sempre più in futuro, i software guideranno la manifattura permettendo, in sinergia con le risorse umane, di andare verso una “personalizzazione di massa” e una trasformazione radicale dei servizi, a cominciare dalla logistica».
Impresa 4.0 Per Lea Spanakis «con Impresa 4.0 il tradizionale modello business-to-consumer si capovolge: i consumatori ideano il prodotto, le imprese lo realizzano e personalizzano, stupendo i clienti con servizi aggiuntivi. Per fare ciò bisogna passare dalla valorizzazione del lavoro in team e dalla preparazione delle risorse umane all’suo delle nuove tecnologie, attraverso una maggiore sinergia tra le imprese e il sistema di istruzione/formazione professionale». «Anche il marketing in tutte le sue accezioni diventa uno strumento fondamentale per l’innovazione all’interno di un’impresa – ha affermato Andrea Donato -, perché la ricetta del successo nel 3° millennio è data dalla capacità di sviluppare le eccellenze e trattare i clienti in modo personalizzato, andando al di là delle loro aspettative».
