sabato 22 settembre - Aggiornato alle 20:44

Dal raddoppio dei fondi a beneficio dei lavoratori fino a sicurezza e welfare: ecco il patto tra artigiani e sindacati

Accordo triennale firmato questa mattina da Cna, Cgil, Cisl, Uil, Confartigianato: «Così riparte l’economia». Le novità

La firma tra Cna e sindacati

di Daniele Bovi

Dalla crescita delle imprese alla competitività, dall’occupazione al welfare al raddoppio dei fondi a disposizione dell’Ebrau (l’ente bilaterale dell’artigianato umbro), dalla redistribuzione della produttività alla formazione fino al tema centrale della sicurezza. Venerdì nella sede di Cna il mondo dell’artigianato e i sindacati hanno firmato l’accordo contrattuale di secondo livello, frutto di un anno di trattative, che punta alla crescita e all’occupazione in un settore strategico per l’economia della regione come quello dell’artigianato.

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Così riparte l’economia «Abbiamo fatto qualcosa di nuovo per far ripartire l’economia – ha detto Renato Cesca di Cna – siglando quello che è il primo accordo del genere in Italia». Uno dei punti centrali delle nove pagine del patto è l’articolo 7, quello che si occupa dell’Ebrau, l’ente che nel 2017 ha erogato circa 400 mila euro di prestazioni a favore dei dipendenti delle imprese artigiane iscritte. L’accordo prevede un incremento di 4 euro al mese, a carico delle imprese, per ogni lavoratore assunto a tempo indeterminato, a termine o con un contratto di lavoro intermittente a partire dal primo giugno. Una mossa che, secondo alcune stime, dovrebbe portare le ‘munizioni’ a disposizione dell’Ebrau fino a 900 mila euro. Risorse da destinare a formazione, sicurezza e welfare.

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I tavoli settoriali Dalla meccanica al tessile, dall’arredo casa ai servizi e così via, entro il 31 ottobre per ogni comparto partiranno i tavoli di contrattazione per ogni singolo settore. Per quanto riguarda i contratti a tempo indeterminato, tra i punti più interessanti c’è la possibilità per le imprese fino a 5 dipendenti, che rappresentano una larga fetta del tessuto produttivo umbro, di aumentare di una unità i contratti a tempo determinato (due per le realtà con più di cinque lavoratori). Due in più inoltre i contratti di apprendistato possibili, mentre aumenta dell’otto per cento il limite quantitativo dei contratti di somministrazione.

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Contratti e deroghe Nell’accordo, a proposito di queste deroghe, è prevista anche una clausola di salvaguardia, che prevede un’applicazione solo nel caso in cui la somma di questi contratti non superi l’80 percento dei lavoratori assunti a tempo indeterminato. Centrale il capitolo formazione, in particolare riguardo la digitalizzazione, che potranno godere del credito d’imposta. Quanto all’«opzione welfare», i lavoratori potranno scegliere se fruire, in tutto o in parte, di «prestazioni, opere e servizi – recita l’articolo 8 – corrisposti in natura o sotto forma di rimborso spese aventi finalità di rilevanza sociale»; somme in caso sostitutive, in tutto o in parte, del premio di risultato. «Una misura – commentano i firmatari – che per le imprese si traduce in minori costi e per i lavoratori in un incremento di reddito netto disponibile».

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I commenti «Il comparto artigiano – spiegano i firmatari – ha dimostrato capacità di rispondere in modo originale alle sfide della crisi che, seppure ha portato a una riduzione del numero complessivo delle imprese, è riuscito, come dimostrano i dati, ad incrementare il numero dei dipendenti, puntando su settori a maggior valore aggiunto e crescendo dimensionalmente». «In questo modo – commenta Ulderico Sbarra, segretario regionale Cisl – valorizziamo molto la bilateralità, dando vita a un sistema sussidiario che non pesa sul pubblico». «Il nostro – aggiunge Vincenzo Sgalla, numero uno della Cgil – è un modo di mandare un messaggio a una regione che fatica ad agganciare la ripresa». Sgalla ha messo l’accento in particolare sulla formazione connessa alla digitalizzazione, «che farà la differenza tra essere competitivi e rimanere indietro», e la sicurezza, «che sarà nei prossimi anni la priorità. Dobbiamo tenere insieme la società con un progetto complessivo e un modello di sviluppo. Il nostro è anche un modo di dire “cara Regione, noi vogliamo uscire da questa situazione col coordinamento delle istituzioni».

Twitter @DanieleBovi

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