di Daniele Bovi
Poco più di un lavoratore umbro su due è tra quelli «ad alta esposizione» per quanto riguarda l’impatto dell’Intelligenza artificiale. Il dato emerge dal Rapporto 2024 sull’economia dell’Umbria, presentato giovedì da Banca d’Italia a Perugia. Secondo la stima, nel complesso si parla del 51,3 per cento, quasi un punto e mezzo in meno rispetto alla media italiana; con il resto delle regioni del Centro, invece, la forbice è ancora più ampia (55,2 per cento). «Negli anni a venire – scrive Bankitalia nel suo rapporto – il livello e la composizione dell’occupazione saranno condizionati in misura crescente dalla diffusione dell’intelligenza artificiale; l’Umbria risulta lievemente meno esposta rispetto al complesso del Paese».
Sempre più diffusa Gli impatti in generale sono ancora incerti: «Da un lato queste nuove tecnologie – ricorda Bankitalia – potrebbero svolgere integralmente compiti oggi eseguiti dai lavoratori, dall’altro potrebbero affiancarsi al lavoro umano, offrendo un valido strumento di incremento della produttività». Quel che è certo è che le aziende ne fanno largo uso: stando a un’indagine condotta sempre da Banca d’Italia, nei primi cinque mesi del 2025 si parla di circa il 27 per cento, ben 14 punti in più rispetto all’anno prima.
IN UMBRIA CRESCITA LENTA TRAINATA SOLO DA FONDI PUBBLICI
Bassa sostituibilità Nell’analisi, svolta sia in termini di completa sostituibilità che di complementarietà, si spiega che la minore esposizione rispetto all’Italia l’Umbria deriva soprattutto da una quota inferiore di occupati in professioni potenzialmente sostituibili dall’IA (22 contro 24 per cento). La maggior parte dei settori è infatti caratterizzata dalla presenza di lavoratori a più bassa probabilità di sostituzione: si pensi ad esempio all’agricoltura e all’industria, così come al turismo; i più esposti invece sono settori come il commercio e in generale la Pubblica amministrazione.
I laureati Venendo ai diversi profili, quelli con titolo di studio più elevato «sono particolarmente esposti – è detto nel rapporto – sia al rischio di sostituzione sia al potenziale di complementarità. In Umbria sarebbero altamente esposti i quattro quinti dei lavoratori laureati», la maggior parte per complementarità. Per quanto riguarda gli studenti universitari, Bankitalia ha collegato il tipo di corso di studi con le professioni qualificate che ragazze e ragazzi svolgeranno in futuro con più probabilità. In Umbria come nel resto d’Italia, gli studenti sono mediamente più esposti all’IA rispetto a chi oggi lavora già in professioni qualificate. Questo succede perché le professioni che faranno in futuro includono più spesso attività che si integrano con l’IA.
Gli altri Se per i laureati quindi le percentuali sono alte, la quota si abbassa drasticamente per chi ha una licenza media (25 per cento), mentre per i diplomati si sale al 50 per cento, prevalentemente per sostituzione. Da notare poi come le donne rischino di pagare un prezzo maggiore: il 26 per cento delle lavoratrici è altamente esposto, soprattutto per sostituzione; 7 punti in meno rispetto agli uomini.
