di Massimo Colonna
Segnali nuovi ci sono ma non sono così forti da riuscire a consolidare i numeri. Questa in estrema sintesi la fotografia scattata dal rapporto Ires (istituto di ricerche economiche e sociali), che mercoledì mattina alla Camera del lavoro è stato presentato dai rappresentanti del Cgil a dagli operatori che lo hanno redatto. Il documento mette in evidenza luci e ombre sia per quanto riguarda l’economia sia per il mondo occupazionale.
I dati Il documento è stato presentato da Marco Batazzi e Fabio Giovagnoli, dell’Ires Cgil Toscana. Dalle carte emerge che Dalle carte emerge che «la risalita di qualche ‘zero virgola’ appare davvero poca cosa se si considera che, nel periodo di crisi 2008-2014, il pil dell’Umbria ha perso circa 15 punti percentuali».
Numeri drogati «Gli investimenti delle imprese hanno visto un calo di oltre il 30 per cento e l’occupazione, pure con i miglioramenti degli ultimi trimestri, legati peraltro in gran parte agli incentivi e quindi destinati probabilmente ad esaurirsi, resta inferiore di 4 punti rispetto al dato pre-crisi, mentre la disoccupazione è ancora a un livello doppio rispetto allo standard ‘fisiologico’ per l’Umbria, che era tra il 4 e il 5 per cento, mentre ora si è al 9 per cento, ma quella femminile è all’11,2 per cento». Secondo il report in particolare i dati sull’occupazione sono ‘drogati’ dunque dagli incentivi proposti dal governo che rappresenterebbero a questo punto soltanto un palliativo.
Disagio occupazionale Un altro dato importante evidenziato dal documento Ires riguarda l’area del ‘disagio occupazionale’, ovvero l’insieme di disoccupati, inattivi disponibili al lavoro e cassaintegrati, che è raddoppiata rispetto al 2008, passando da 40mila a circa 80mila persone. «Intanto l’effetto – spiegano i ricercatori Ires – è da imputare agli incentivi e non al Jobs Act, come sottolineato anche dalla stessa Banca d’Italia. In ogni caso, in Umbria, nel primi tre trimestri 2015, i nuovi posti di lavoro a tempo indeterminato creati sono stati in tutto appena 700».
La politica regionale «L’Umbria – ha spiegato Vincenzo Sgalla, segretario generale Cgil Umbria – che era già in difficoltà prima della crisi, rischia di perdersi definitivamente, più di quanto non succeda nelle regioni limitrofe. E qui, come sindacato, siamo chiamati a giocare il nostro ruolo, come stiamo cercando di fare. Vogliamo che le istituzioni e le forze produttive della nostra regione decidano, insieme, quale direzione si intende prendere nei prossimi anni, su quali settori puntare, quali investimenti favorire, come rilanciare l’occupazione. Avendo ben presente che senza il manifatturiero, senza Ast e Perugina, o senza la Elettrocarbonium di Narni, non si va da nessuna parte».
Le nomine della sanità Sgalla poi è intervenuto anche sulle recenti polemiche nate nella giunta Marini a seguito delle dimissioni di Barberini da assessore alla Sanità. «Purtroppo – ha spiegato – in questi giorni sentiamo invece parlare di tutt’altro, di nomine nella sanità, di scontri tra fazioni contrapposte, quando i cittadini e i lavoratori vorrebbero invece conoscere quali politiche si intende attuare per migliorarla la sanità, così come vorrebbero vedere un progetto di rilancio per l’Umbria nei prossimi 5 anni. La Cgil, insieme a Cisl e Uil, è impegnata per dare vita a questo progetto. Se la politica mettesse la stessa determinazione che vedo oggi per la crisi di giunta nelle politiche del lavoro forse andrebbe meglio».
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