Studenti universitari. Foto Fabrizio Troccoli

Il rapporto del consorzio interuniversitario Almalaurea sull’università degli Studi di Perugia evidenzia, per l’ultimo triennio, alcuni dati particolarmente significativi: «Il primo è l’aumento, di quasi otto volte, del numero di studenti stranieri che scelgono l’Università degli Studi di Perugia rispetto al 2015 (considerato come anno di riferimento: dallo 0,6% al 4,0% del totale); questo risultato, frutto del costante impegno profuso sul fronte dell’’internazionalizzazione, è confermato dall’’incremento, dall’’ 8,8% al 10,4%, della percentuale di studenti che svolgono un periodo di studi all’’estero riconosciuto dal proprio corso di laurea; esperienza questa sicuramente di notevole importanza nel fornire ampio respiro alla formazione degli studenti, che si va ad aggiungere ai non meno fondamentali tirocini riconosciuti, passati nel triennio dal 55,8% al 71,3% (un aumento superiore al 15%)».

I dati Un altro punto cardine delle strategie attuate, che premia l’’ateneo nel rapporto Almalaurea, è quello volto a favorire da un lato una progressione regolare delle carriere degli studenti e dall’’altro un miglioramento della qualità dei servizi offerti. Tutte azioni finalizzate all’’ottimizzazione dell’’ambiente di studio, delle strutture e dei rapporti interpersonali tra gli studenti e le componenti di ateneo. Le strategie intraprese hanno portato a un incremento della percentuale di laureati in corso dal 38,4% del 2015 a ben il 53,2% del 2018, con voti di laurea addirittura superiori alla media nazionale, in aumento anche la soddisfazione espressa per il rapporto con i docenti (che supera quota 85%) e per l’adeguatezza delle aule (vicino al 70%, con un incremento del 5% rispetto ai dati precedenti). In aumento anche la percentuale di chi si iscriverebbe nuovamente allo stesso corso dell’’ateneo, al 68,9% contro il 62,2% del 2015 e soprattutto l’indicatore che misura la soddisfazione complessiva, che si avvicina a quota 90% (87,3%).

Il rapporto Almalaurea La congiuntura economica attuale e lo spettro della disoccupazione sono fattori che influiscono negativamente sulla percezione dell’’efficacia del titolo di studio da parte dei neo-laureati in generale, e quelli dell’ateneo di Perugia non fanno eccezione. Ma se la media nazionale degli intervistati che considerano ancora efficace il proprio titolo di studio si attesta al 53,6%, l’’ateneo strappa un 54,1%, dato inferiore rispetto al 2015 ma di poco sopra la media italiana. Il valore attribuito all’’efficacia percepita del titolo conseguito, dovuta in parte sicuramente anche alla maggiore precarietà e agli stipendi più bassi nella regione rispetto alla media nazionale, trova però un contraltare nell’’aumento della percentuale dei laureati dell’’ateneo che riescono a trovare occupazione a cinque anni dalla laurea, cresciuta dall’’84% del 2015 all’’88,4% del 2018 (quasi un punto percentuale in più rispetto alla media nazionale), grazie a una politica “ex-ante”, di orientamento nella scelta del corso di laurea ed “ex-post”, di supporto all’introduzione dei neo-laureati nel mondo del lavoro dopo il conseguimento del titolo, secondo quanto rilevato da almalaurea.

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