La protesta del 2012 (foto Toni)

di Chiara Fabrizi

Il consiglio d’amministrazione tecnico e i lavoratori della Novelli dall’aprile scorso attendono una risposta dalla ventina di banche che hanno approvato il piano di ristrutturazione aziendale. In ballo ci sono sei milioni di euro richiesti dal gruppo alimentare, con circa 300 addetti in Umbria e altri 200 negli stabilimenti di Lazio e Lombardia, sia per compiere investimenti negli allevamenti Ovito che per assicurarsi un livello di liquidità tale da gestire in sicurezza l’ordinario. La lunga attesa ha fiaccato i lavoratori che a Terni e Amelia hanno già proclamato lo sciopero, mentre gli addetti di Spoleto definiranno in settimana le iniziative da intraprendere.

Cgil e tavolo al Mise A riaccendere i riflettori sull’azienda guidata dal febbraio 2013 dal Cda tecnico, presidente Alessandro Musaio e consiglieri Alberto Alfieri e Gianni Tarozzi, è direttamente la Cgil che attraverso i sindacalisti Massimo Venturini e Cristian Benedetti ha parlato di «una crisi non ancora risolta – hanno scandito i due nell’ambito di una conferenza stampa organizzata per fare il punto sulle criticità dello Spoletino – ed è necessario tenere alta la guardia». Nelle ore successive si è appreso che le organizzazioni sindacali hanno unitariamente richiesto un tavolo al ministero dello Sviluppo economico per fare il punto sul gruppo Novelli salvato con la procedura di concordato in continuità, ora sostanzialmente in bonis. L’incontro non è ancora stato calendarizzato, ma nel frattempo le sigle hanno definito a livello nazionale un pacchetto di iniziative che i lavoratori in organico ai diversi stabilimenti sono stati chiamati a declinare a livello territoriale.

Terni e Amelia proclamano sciopero In questo senso le assemblee degli addetti di Amelia e degli impiegati di Terni, che attendono di riscuotere la 14esima anche se si fa sapere che gli stipendi sono sempre stati pagati puntualmente, hanno proclamato per il 23 ottobre otto ore di sciopero, quattro in più di quelle proposte dai sindacati, mentre i lavoratori di Spoleto si riuniranno venerdì in assemblea per decidere come e quando incrociare le braccia. Dalla Cgil, ma anche dalle altre sigle che seguono da due anni abbondanti le vicende del Gruppo, si spiega che l’iniziativa è stata organizzata alla luce delle forti preoccupazioni che agitano gli operai consapevoli del fabbisogno finanziario, si tratta di circa 6 milioni di euro, necessario per compiere investimenti e disporre di liquidità.

Investimenti per allevamenti Già, perché le commesse di uova stanno crescendo ma gli stabilimenti, si parla in particolare di quello di Spoleto, ma ovaiole si allevano anche a Casalta di Amelia dove c’è anche il panificio, necessitano di investimenti per poter stare al passo con la domanda in aumento. In particolare, l’incremento dei volumi in questa fase viene assicurato attraverso il ricorso ai contratti di soccida, cioè all’acquisto di uova da allevatori terzisti, operazione che non può rappresentare una soluzione. Con gli investimenti si riuscirebbe a disporre di una quota più alta di produzioni propria, almeno 70-80% dei volumi complessivi, fondamentale sia sotto il profilo della qualità che dei guadagni.

Serve la spinta delle banche In questo senso la Cgil ha invitato le istituzioni locali a non abbassare la guardia, ma anzi a impegnarsi affinché la ventina di istituti di credito coinvolti sottoscrivano le delibere del caso, assicurando l’iniezione di risorse richiesta dal gruppo Novelli per poter archiviare la crisi scattata a fine 2012. Fermo restando che all’ultima fase dell’operazione di salvataggio dovrà seguire la ricollocazione dell’azienda sotto il profilo patrimoniale, con l’ingresso di nuovi soggetti.

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