Graziano Antonielli e Carlo Noto La Diega in commissione

di Ivano Porfiri

Fa mea culpa sull’operazione siciliana e annuncia una spending review sulle partecipate, l’amministratore delegato della Gesenu, Carlo Noto La Diega nel corso di un’audizione in Comune insieme al presidente Graziano Antonielli.

Crisi finanziaria «La situazione finanziaria è brutta – ha ammesso Noto -, il periodo peggiore è stato da fine marzo a metà aprile. Nei prossimi giorni pagheremo gli stipendi». Un problema è il credito. «Prima della crisi, anche se avevamo qualche sofferenza con i crediti, come avviene in Sicilia, questa veniva coperta dal giro di affari del gruppo e dai crediti concessi dalle banche, che a fronte di un contratto concedevano anticipi di cassa. Oggi le banche non danno più soldi: se si guarda il grafico dei crediti verso Gesenu, negli ultimi anni è una curva discendente». Ad innescare la crisi per Noto La Diega «è stata la Tares: il rinvio è un bene per i contribuenti ma a noi ha creato un problema di liquidità. Per fortuna il socio privato, l’avvocato Cerroni, ci ha dato una mano e ha anticipato il denaro a fronte di garanzie. Il fatto che il privato creda così tanto nella Gesenu è un’ulteriore garanzia per questa società».

Speding review sulle partecipate Noto La Diega, su sollecitazione dei consiglieri e in primis di Rocco Valentino (Pdl), ha delineato gli obiettivi della spending review con interventi sulla galassia di partecipate, attualmente una ventina («Non ci viene in mente alcuna società collegata – ha precisato Noto – che, dopo essere stata creata, abbia determinato degli svantaggi ed anzi molte di queste sono state poi cedute, con significativi introiti per Gesenu»). L’obiettivo è un risparmio di 1-1,5 milioni di euro nel giro di un paio d’anni. «Intanto come vertici ci siamo ridotti i compensi del 30%: ci dicono che potevamo farlo prima, ma comunque lo abbiamo fatto. Sulle partecipate procederemo con una serie di accorpamenti che ci permetteranno di ridurle di 4-5, qualcuna se sarà vantaggioso sarà venduta e trasformeremo le spa in srl, con un amministratore unico e senza collegio dei revisori. I compensi degli amministratori unici non verranno corrisposti dalla società ma verranno fatturati a Gesenu, poi ce ne occuperemo noi». Non sono previsti tagli di organico «a meno che i Comuni non ci riducano i servizi, magari in alcuni settori ci sarà meno turnover».

Il problema Sicilia L’ad di Gesenu ha ammesso le sofferenze con i crediti in Sicilia e in Egitto. «Non chiamatelo buco: tutti i crediti sono esigibili e certificati», ha puntualizzato. Nell’isola, Noto La Diega ammette di aver commesso un errore: «E’ stata colpa mia e l’ho fatto perché sono siciliano, non lo rifarei. La vicenda è complessa e siamo rimasti impigliati ma non abbiamo contenziosi tecnici né sul quantum: ci sono le cifre già transate e c’è una legge della Regione che anticipa i soldi alle imprese». Proprio la Regione Sicilia ha già versato un acconto, ma la Corte dei conti ha bloccato l’operazione. Poi è caduta la giunta Lombardo. L’amministratore delegato sta trattando ora con il nuovo assessore della giunta Crocetta: lunedì sarà a Palermo. I crediti sono stati quantificati in 48 milioni ma una parte è destinata ai subappaltatori: in totale per Gesenu si tratta di un credito intorno ai 38 milioni. «Io – ha detto La Diega – non sono un ottimista, sono un realista: e per questo dico che ci vorrà del tempo ma i soldi li prenderemo tutti e con gli interessi». L’ad ha accennato anche a un problema con l’appalto in Egitto: «Finora attraverso il governo avevamo sempre avuto quello che ci spettava, in questa fase c’è un po’ di confusione dovuta ai mutamenti politici».

Basta appalti fuori Proprio la vicenda siciliana ha indotto i vertici Gesenu a decidere di circoscrivere il campo di azione a quattro regioni: Umbria, Marche, Lazio e Sardegna. «Non parteciperemo a gare fuori da qui», ha sottolineato l’ad.

Fondo pensione Fornendo chiarimenti sul cosiddetto fondo pensionistico, i dirigenti Gesenu hanno riferito che si tratta di un fondo volontario cui partecipano solamente i dipendenti che lo ritengano opportuno. «Per questi ultimi si procede ad una trattenuta in busta paga da parte dell’azienda che poi procede a versarla sul fondo». I vertici di Gesenu hanno però, chiarito che «la società è in ritardo su questi versamenti di qualche mese, ma senza che ciò abbia determinato alcun pregiudizio nei confronti dei dipendenti. Gesenu, infatti, provvede immediatamente a soddisfare coloro che richiedono la liquidazione della propria quota di partecipazione del fondo; inoltre, è previsto un sistema di garanzia tramite l’Inps».

Tariffe a Perugia e dintorni Sempre su richiesta dei consiglieri, i quali hanno posto l’accento sulle discrepanze esistenti oggi tra la tariffa per i rifiuti applicata a Perugia (più alta) e quelle più contenute in Comuni vicini (Corciano, Marsciano, ecc), Antonielli ha risposto evidenziando che «la tariffa non può essere esclusivamente valutata in relazione al costo del servizio, perchè nella sua determinazione incidono molteplici fattori. Ad esempio a Marsciano è in vigore ancora la Tarsu, mentre a Corciano la decisione del Comune è stata di incidere principalmente sulle attività commerciali (numerosissime) piuttosto che sulla cittadinanza (molto limitata). In sostanza sono soprattutto le scelte dei Comuni a fare la differenza». «In ogni caso – ha concluso Noto – il servizio di igiene urbana ha di fatto a Perugia un’incidenza molto bassa sulle tasche dei cittadini (25 centesimi al giorno), pur essendo troppo spesso demonizzato sui giornali».

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