di Dan.Bo.
Gepafin,la società finanziaria della Regione, è pronta ad allargare la compagine societaria. A spiegarlo è stato il presidente Salvatore Santucci mercoledì a palazzo Cesaroni nel corso di un’audizione di fronte alla Seconda commissione. In particolare l’obiettivo è quello di far entrare altre banche, che detengono circa il 40% del capitale: «Fra i soci – ha detto Santucci – c’è grande apertura verso le prospettive di un allargamento della base societaria e quindi l’ingresso di altre banche, che ad oggi compongono il 40% della compagine societaria». Attualmente la Regione è il socio di maggioranza relativa con il 42% (ma un altro 11,7% è in mano a Sviluppumbria), poi c’è Casse di risparmio dell’Umbria con il 12,9%, Bps con il 12,3%, Unicredit con il 6,58%, la Banca di Mantignana e di Perugia con il 4,4%, la Bcc Spello e CrediUmbria con il 3,29% ognuna e poi altre piccole quote in mano a Banca di Anghiari e Stia, Bnl, Cassa di risparmio di Orvieto, Banca Cr Firenze, Monte dei Paschi di Siena e Sinloc.
Perdite e sofferenze Santucci nel corso della sua audizione ha poi parlato dei problemi del tessuto economico della regione, con un livello di perdite tra i più alti d’Italia e un «considerevole» livello di sofferenze (ovvero di crediti difficilmente esigibili) anche da parte delle banche. Proprio partendo da questo stato di cose, e dalla necessità di garanzie e requisiti patrimoniali solidi per banche e imprese, «abbiamo avvertito l’esigenza di accelerare le attività». Santucci ha ricordato l’aumento di capitale a quota 6,5 milioni, l’aggiornamento della strumentazione delle garanzie e l’accreditamento da parte del Fondo centrale di garanzia «che dà – ha detto – più valore e rende maggiormente spendibili le nostre garanzie con il riconoscimento da parte di tutti gli operatori su scala nazionale».
Le azioni Il presidente chiede però di andare oltre, pensando alla creazione di una filiera con i consorzi fidi locali, integrando le funzioni dei vari soggetti e invitando le fondazioni bancarie a fare la loro parte: «Non si limitino – ha detto – a distribuire risorse ma partecipino all’acquisizione di quote del fondo investimenti». «Lavoro del futuro» sarà quello di «attrarre capitali di rischio, operazione «finora difficile per l’Umbria». Sollecitato dalle domande dei consiglieri Santucci ha poi fornito i numeri degli interventi di Gepafin: i 4,5 milioni messi dalla Regione hanno fruttato garanzie per 32 milioni, che hanno ‘liberato’ 114 milioni di finanziamenti a 1.063 imprese. Per il prestito sociale d’onore sono stati stanziati 250 mila euro da palazzo Donini mentre un ‘anticipo stipendi’ è stato chiesto da alcune imprese come Novelli, Edilcalce e Celi. Uno strumento, quello dell’anticipo, che non è estendibile a tutte le aziende ma solo a quelle non protestate.
L’accordo con Bps Finanziamento e Capitalizzazione delle pmi sono proprio l’obiettivo di una convenzione siglata da Gepafin (in qualità di capofila di un’Ati) con la Banca popolare di Spoleto. I tre milioni versati da Bps consentono di attivare otto milioni di fondi strutturali della Regione: un pacchetto di undici milioni di cui cinque andranno per operazioni sul capitale di rischio, e sei per rilasciare garanzie che genereranno 12-13 milioni di finanziamenti bancari. Soldi che serviranno per sostenere investimenti, prestare garanzie ai soci per aumenti di capitale, per il consolidamento di passività bancarie o la rinegoziazione di prestiti. Un’operazione analoga, ha detto Santucci sempre nel corso dell’audizione di mercoledì, Gepafin la farà con Banca Intesa.
