di Iv. Por.

Un no al «Modello Marchionne» che Confindustria considera esportabile anche in Umbria per cambiare le relazioni sindacali. Il messaggio che è scaturito dalla giornata di sciopero della Fiom è forte e netto. Uno sciopero che in Umbria, secondo la Cgil, ha visto una adesione massiccia da parte dei lavoratori, «ben oltre il numero degli iscritti alla Fiom», come hanno sottolineato i segretari di categoria di Perugia e Terni, Maurizio MauriziAttilio Romanelli.

Protesta davanti alla Fiat Nella manifestazione di Perugia, davanti alla concessionaria della Fiat in via Piccolpasso, c’erano secondo la Cgil circa 1.500 manifestanti, tra cui studenti, lavoratori precari, immigrati a significare – ribadiscono gli organizzatori – di un «movimento che va saldando le posizioni di numerosi gruppi sociali che non sono d’accordo con i crescenti segnali di restringimento dei diritti».

Timide contestazioni Dalla parte delle tute blu, in Umbria, tutto il sindacato guidato da Mario Bravi. Segretario che è intervenuto nella manifestazione di Perugia. Qualche timida contestazione al suo intervento è venuta da alcuni gruppi di manifestanti, che hanno intonato il coro: «Sciopero, sciopero generale».

I dati sull’adesione In provincia di Perugia impianti completamente fermi alla Ama-Sara, alla Tomassini Style, alla Renzacci, alla Trafomec, alla Mazzoni e alla Iverplast (azienda a maggioranza Cisl). Adesioni al 95% alla Dewalt, 75% alla Emu, 80% alla Nardi, 80% alla Vic, 87% alla Ims Isotta Fraschini, 75% alla Proma, 60% alla Umbra Cuscinetti, 80% alla Cotes e 60% alla Metalmeccanica Tiberina. Inoltre, ha aderito allo sciopero con un’adesione del 100% anche la Margaritelli, aziende del settore legno. In provincia di Terni straordinaria adesione nel gruppo Ast, dove è rimasto in funzione soltanto un laminatoio a freddo del reparto Pix1 (gestibile da una forza lavoro di tre unità). Tutto fermo in Sdf, mentre al Tubificio è rimasta in funzione una sola linea. Adesioni molto alte, intorno all’80%, anche in diverse ditte terze che lavorano all’interno di Ast. Molto significativo anche il risultato dello sciopero in Faurecia, azienda che produce marmitte principalmente per Fiat, dove l’adesione è stata dell’80%. Buone adesioni, in media intorno ai due terzi, si sono registrate infine anche nelle aziende più piccole.

Attacco ai diritti «Quello di Marchionne è un attacco senza precedenti alla democrazia e ai diritti dei lavoratori. Oggi siamo qui per far sentire forte e chiara la nostra voce e dire che questo modello non passerà», è stato ribadito dal palco di Perugia. Guarda il video realizzato dall’ufficio comunicazione della Cgil dell’Umbria:

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Gli interventi «Alla Merloni abbiamo sempre lavorato con ritmi da cinesi – ha detto un operaio della fabbrica di Nocera Umbra, sotto commissariamento da oltre due anni – ma questo non ci ha impedito di arrivare al punto in cui siamo: per questo noi il ricatto di Marchionne non lo accetteremo mai e siamo orgogliosi di essere qui per testimoniarlo». «Con oggi abbiamo mandato un segnale molto chiaro a chi in questi giorni ha sperato nel fallimento del nostro sciopero – ha detto nel suo intervento Claudio Cipolla, della Rsu Ast ThyssenKrupp – I dati delle adesioni sono straordinari e vanno ben oltre il numero dei nostri iscritti. Questo dimostra che i lavoratori sono con la Fiom e con la Cgil».

Bravi «L’Umbria del lavoro dice no all’estensione del metodo Marchionne», ha ribadito nel suo intervento Mario Bravi, segretario generale della Cgil dell’Umbria. x«Ci avevano detto che Pomigliano era un’eccezione e poi che Mirafiori era un’altra eccezione. Invece, vediamo che Federmeccanica e Confindustria strizzano l’occhio a Marchionne, anche nella nostra regione. Ebbene – ha avvertito Bravi – sappiano che noi non accetteremo mai questo modello e che da oggi daremo vita ad un fronte di mobilitazione sempre più ampio, senza escludere nessuna forma di lotta, per contrastare l’attacco ai diritti e alla Democrazia che è in corso». Bravi ha anche sottolineato l’importanza della proposta su democrazia e rappresentanza avanzata dalla Cgil, una proposta, ha detto, «che vuole restituire ai lavoratori il diritto di scegliere i propri rappresentanti, perché non possono essere i padroni a scegliersi i sindacati con cui contrattarex». C’è inoltre l’appello, rivolto a tutte le forze sociali umbre, per realizzare una marcia per il Lavoro e per i diritti in Umbria entro la fine del mese di marzo.

Un grazie da Roma A conclusione della manifestazione ha preso la parola Fabrizio Potetti, della Fiom Cgil nazionale: «Grazie alla Fiom e alla Cgil nel Paese si è tornati a parlare di lavoro e questo è già un grande risultato della nostra mobilitazione. In più – ha aggiunto Potetti – da qualche mese a questa parte si cominciano a vedere i risultati del nostro lavoro, della nostra coerenza e della nostra fermezza: numeri importanti di lavoratori iscritti alle altre organizzazioni o non iscritti stanno entrando nella Fiom e nella Cgil. E questa la migliore risposta a chi pensa di poter cancellare la Fiom dai luoghi di lavoro – ha concluso Potetti – finché i lavoratori continueranno ad iscriversi alla Fiom e alla Cgil noi ci saremo e continueremo a difendere i diritti di tutti».

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