Gli stabilimenti Faurecia

Firma ritirata e disponibilità a riaprire le trattative. Questa, in estrema sintesi, la comunicazione inviata dai rappresentanti sindacali di Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm-Uil alla direzione aziendale di Faurecia all’indomani della bocciatura somministrata dai lavoratori all‘ipotesi di accordo sottoscritto dalle organizzazioni e dalla Rsu lo scorso 22 luglio.

Sindacati ritirano firma su accordo Faurecia In particolare, seppur con una maggioranza risicata, le maestranze del sito di Terni hanno manifestato la propria contrarietà alla riduzione triennale del salario, dal 3% del 2016 all’1% del 2018, e agli investimenti di 10 milioni che il Gruppo avrebbe avviato. Un risultato inatteso di cui comunque, «in coerenza con i valore della democrazia», le organizzazioni sindacali hanno dovuto prendere atto. Da qui alla comunicazione formale all’azienda dell’indisponibilità alla firma dell’accordo il passo è stato breve.

«Si torni al tavolo, azienda non proceda unilateralmente» E giovedì pomeriggio, dopo un summit, la missiva è arrivata sul tavolo dell’amministratore unico Ercole Di Girolamo a cui è stata anche manifestata la volontà dei sindacati di «tornare al tavolo per riaprire la trattativa e approfondire i temi già discussi». Contestualmente la direzione aziendale è stata anche messa in guardia: «Di fronte ad azioni unilaterali, intraprenderemo ogni possibile iniziativa di mobilitazione generale». Con l’accordo bocciato dai lavoratori, in sostanza, c’è il timore che la messa in mobilità di 30 tute blu perde la clausola di volontarietà spuntata nei mesi di trattativa.

Rsu: «Era un buon accordo» A parlare nella serata di giovedì è stata anche la Rsu di Faurecia che, dopo aver condiviso la comunicazione inviata dalla segreterie provinciale all’azienda, ha voluto ribadire: «L’ipotesi di accordo raggiunto evitava i licenziamenti, garantiva l’applicazione del contratto nazionale, prevedeva il mantenimento della contrattazione integrazione, altresì contemplava sacrifici economici da qui al 2018 ma contraddistinti da equità e da un progressivo recupero salariale nel triennio di riferimento. L’operazione – scrivono – avrebbe garantito un impegno immediato della multinazionale du Terni contraddistinto da investimenti testi ad aumentare la capacità produttive dell’azienda, per queste ragione ribadiamo il nostro giudizio su un accordo accettabile che abbiamo firmato, rispettando comunque la diversa posizione dei lavoratori insieme ai quali intraprenderemo le azioni opportune a difesa del lavoro e dei suoi diritti».

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