di Daniele Bovi
«Ci aspettavamo una situazione grigia, non così nera». Il professor Paolo Fratini, docente di Economia all’Università di Perugia, commenta così i risultati riportati nell’Osservatorio, da lui curato, sulle 12 mila società di capitali umbre presentato venerdì mattina alla Camera di commercio di Perugia. Osservatorio che ha analizzato in profondità gli oltre 36 mila bilanci delle società umbre depositati tra il 2007 e il 2009 dipingendo uno scenario fosco ben oltre le aspettative dei redattori.
Il quadro di partenza Il quadro di partenza vede, nel Perugino, società di capitali composte perlopiù (56%) da aziende che si occupano di agricoltura (8,7%), manifattura (15,7%), costruzioni (16%)e commercio all’ingrosso e al dettaglio (17%). Percentuali assai simili a quelle del Ternano, mentre nel complesso le società di capitali nel triennio aumentano del 4,7% a Perugia e del 6,2% a Terni.
LE PRIME CENTO IMPRESE UMBRE PER FATTURATO
L’identikit L’identikit della società di capitali umbra fatta dall’Osservatorio riserva poche sorprese: le aziende umbre sono piccole (il 75% ha al massimo 5 addetti), mentre quattro su dieci fatturano al massimo 250 mila euro all’anno e due su dieci tra 250 mila euro e un milione. Restringendo lo sguardo alle prime cento imprese della regione (per fatturato e valore aggiunto), emerge come il triennio di crisi abbia colpito di più le società di capitali ternane.
Fatturato Tra il 2007 e il 2009 infatti la quota di fatturato delle imprese perugine passa dal 54,5% al 62,4%, con la non banale osservazione che la semplice ripartizione numerica è lievemente mutata: 79 «top 100» erano nel Perugino nel 2007 mentre nel 2009 erano 76. In particolare l’arretramento di ThyssenKrupp è impressionante: nel triennio il fatturato è passato da 3,2 a 1,4 miliardi e il valore aggiunto crolla da 303 milioni ad appena 20. Parallelamente, si segnala la scalata di Pac 2000 (Conad), passata dal terzo posto del 2007 con 1,2 miliardi di fatturato al secondo del 2010 con 1,5 miliardi.
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Perugia stacca Terni Ancora più marcata poi la differenza che il valore aggiunto scava tra le due province. La quota delle top 100 perugine era del 68% nel 2007, lievitata fino all’82% di tre anni dopo. «Sono risultati sconcertanti – dice Fratini nel corso della presentazione -: la Tk-Ast pesa sicuramente ma di certo le “responsabilità” non possono essere addossate solo alle acciaierie».
Il quadro complessivo Le cose non migliorano se si allarga lo sguardo a tutte e 12 mila le società. Vicino alle voci «Fatturato», «Valore aggiunto», «Risultato d’esercizio» e «Patrimonio netto» c’è il segno meno. In verità nel triennio l’ultima voce presenta un saldo positivo i cui effetti sono però da addebitare alla ben nota legge «salva-bilanci» del 2008 che consentiva la rivalutazione degli immobili: «Ovviamente – chiosa amaro Fratini – non si tratta di soldi freschi». Per il resto, come detto, è un pianto.
I ricavi I ricavi, in provincia di Terni, passano infatti dai 10 miliardi del 2007 ai 7,9 del 2009, con una netta contrazione della quota delle attività manifatturiere (dal 51% al 34%). Meno marcata la flessione nel Perugino (da 19,3 a 18,6 miliardi). Uniformemente drammatico il dato sul crollo del risultato d’esercizio, ossia degli utili aggregati: da 348 milioni del 2007 al sostanziale azzeramento (appena 2,6 milioni) del 2009 in provincia di Perugia; a Terni invece si va da 184 a 56 milioni, risultato che sconta pesantemente il precipitare degli utili della ThyssenKrupp. A soffrire sono, nel complesso, la manifattura, i trasporti, i servizi di alloggio e ristorazione, le attività immobiliari e quelle legate a informazione e comunicazione.
Futuro fosco I dati relativi a 2010 e 2011 sono incompleti e in parte in lavorazione ma tra gli addetti ai lavori la sfiducia la fa da padrona: «I numeri – dicono – non saranno migliori di questi». L’Osservatorio mette poi al centro anche un’altra riflessione, quella dell’urgenza di risolvere le emergenze della sottocapitalizzazione e dell’indebitamento delle imprese che, «soprattutto nel Perugino – ha spiegato Mencaroni – sono il vero, drammatico problema di tante, troppe piccole e piccolissime aziende».


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