Slitta ancora l’approvazione del bilancio e FarmaciaTerni viaggia sempre piu’ spedita verso la messa in liquidazione. E’ questo lo scenario che si profila per la controllata al cento per cento dal Comune dopo l’ultima riunione dei soci, quella andata in scena nel primo pomeriggio di venerdì. Al termine del vertice, che era stato convocato con all’ordine del giorno proprio l’approvazione del bilancio, è stata fissata la nuova data al 13 febbraio. L’amministratore unico Fausto Sciamanna e il presidente del collegio sindacale e di revisione Mauro Scarpellini informano che, «d’intesa col Comune di Terni, è stato stabilito un percorso utile di lavoro, nella legalità e in piena collaborazione, che, solo per
ragioni tecniche, potrà concludersi tra pochi giorni, il 13 febbraio o augurabilmente prima. La cittadinanza e il personale – chiariscono – sappiano che le difficoltà esistenti sono affrontate con attenzione e responsabilità».

La decisione Non si è arrivati intanto a nulla di fatto e così l’azienda ora, con il tempo che passa, rischia sempre di piu’. Anche perché il bilancio da approvare è quello del 2017 e una scadenza così dilatata per una partecipata al cento per cento dall’amministrazione comunale. E nel frattempo la situazione si complica, con i nove lavoratori con contratti in scadenza rimasti alla finestra e l’attuale amministratore unico, Fausto Sciamanna, in uscita, dopo il benservito dell’attuale giunta Latini.

Il Partito democratico «Il nuovo rinvio – spiega il gruppo consigliare del Pd con la nota del capogruppo Francesco Filipponi – espone l’azienda a rischi altissimi tra cui la messa in liquidazione. Intanto durante le prime tre settimane del 2019 le farmacie comunali perdono 75 mila euro di fatturato rispetto al 2018. Oltre questo dato l’azienda ha già perso i dipendenti a tempo determinato, e’ in difficoltà nell’approvigionamento dei medicinali, nei pagamenti, ed è impossibilità al rinnovo delle coperture assicurative. Il gruppo del Pd chiede pertanto la tutela dei dipendenti, dell’utenza, ma anche del patrimonio comunale esposto a grave rischio».

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