di Maurizio Troccoli
Nulla di nuovo dal fronte. Tra quelli che preoccupano di più nelle crisi di interi distretti. Nulla di nuovo per i lavoratori della ex Merloni, se non fosse che hanno incontrato i curatori fallimentari trovando convergenza sulle intenzioni di non licenziare e di non indebitare. E poi hanno incontrato tramite i loro sindacati il Mise avviando il percorso verso la cassa integrazione di 12 mesi.
Il distretto Nulla dal fronte, qui dove in discussione non è una fabbrica, ma territori interi, comunità appenniniche che hanno fatto la storia industriale dell’Italia, sembra non muoversi foglia, dopo il dichiarato fallimento dell’ennesima reincarnazione della Merloni. La notizia appare più come un ulteriore ansimante richiesta di attenzione, da parte di chi è convinto che ci siano, qui, proprio qui, in questo antico perimetro strategico, le premesse per disegnare un progetto industriale nuovo, che parta da quanto di importante è ancora salvo ed in piedi: competenza, manodopera, siti di produzione, senso del lavoro, qualità del manufatto, per approdare a una realtà industriale forte e vicina al mercato di oggi e lontana invece dagli errori del passato. Un ruolo per trasformare un auspicio in possibilità ce l’ha il Mise.
Aggiornamenti Intanto all’incontro di giovedì al Mise si è condivisa la strada per i 12 mesi di cassa integrazione per cessazione di attività, che ha una doppia valenza, quella di garantire il sostegno ai lavoratori e quella di rendere maggiormente percorribile la strada di un nuovo progetto. Prossimo aggiornamento a dopo il 15 di dicembre, a seguito dell’esame congiunto con il ministero del Lavoro per la cassa integrazione. Dopo il primo appuntamento di mercoledì con i curatori fallimentari ne seguiranno di nuovi per comprendere la situazione dettagliata dell’azienda. Anche in questa occasione i sindacati hanno sottolineato l’emergenza non soltanto per un distretto ma per un intero territorio che rischia un monumentale spopolamento. In caso di interessamenti da parte di industriali i sindacati restano fermi sul punto che occorre misurarsi esclusivamente con condizioni realistiche di presupposti e intendimenti. Hanno già evidenziato come «la tutela delle persone è un obiettivo imprescindibile» a prescindere da tutto. «E’ fondamentale in questa prima fase evitare il licenziamento ed è necessario uno sforzo massimo da parte del ministero del Lavoro. In occasione dell’incontro al ministero del 15 dicembre i sindacati sono concordi nel percorrere la strada che eviti di generare «costi aggiuntivi a tutela dei creditori, e allontanare così il più possibile il momento dei licenziamenti, nella speranza condivisa da tutti di individuare soluzioni attraverso manifestazioni di interesse che comunque ad oggi non ci sono». I sindacati hanno anche sottolineato il ruolo delle due Regioni, Umbria e Marche, con gli strumenti che riusciranno a mettere a disposizione, «nel campo delle politiche attive e con eventuali incentivi per chi volesse proporre progetti».
