
di Daniele Bovi
Twitter @DanieleBovi
Si mantiene stabile la crescita dell’export umbro. A renderlo noto è l’Istat che nel report diffuso martedì spiega come tra gennaio e giugno di quest’anno il volume delle merci esportate, un dato significativamente influenzato dal «peso» delle acciaierie di Terni, sia cresciuto dell’8,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Nel primo semestre dell’anno invece il segno più era pari all’8,5%. In termini assoluti le percentuali si traducono in due miliardi e 912 milioni di euro di beni venduti all’estero contro i 2,686 miliardi dei primi nove mesi del 2011. Sempre in termini assoluti, nel terzo trimestre di quest’anno l’export delle (poche) aziende umbre che si confrontano sui mercati esteri vale 940 milioni di euro, 76 milioni in più rispetto al 2011.
I dati Insomma, dopo i pesanti effetti della crisi che si sono fatti sentire nel biennio 2008-2009 e dopo il recupero del 2010, a conti fatti il 2012 dell’export regionale potrebbe chiudersi in leggera crescita ma su termini assoluti di poco superiori (circa 300 milioni di euro) al 2007 (3,6 miliardi di euro, il dato migliore del decennio). Comunque sia la performance umbra dei primi nove mesi del 2012 è nettamente migliore della media nazionale (+3,5%) e di due punti superiore a quella del Centro Italia (+6,6%). A ben guardare i numeri disegnano un export regionale che anche nel terzo trimestre 2012 ha due facce: una caratterizzata dal segno meno (-4%) per quanto riguarda le merci vendute sui mercati europei, e una, quella dei paesi extra Ue, dal consistente segno più (27,6%).
I settori Un piccolo segnale di incoraggiamento arriva da altri numeri, quelli che spiegano quanti sono gli «operatori all’esportazione», ovvero quei soggetti economici che hanno effettuato almeno una transazione commerciale con l’estero: nel 2007 in Umbria erano 2.424 mentre nel 2011 erano 2.779. Andando invece ad analizzare i dati settoriali ovviamente quello dei metalli è quello che mantiene la più alta quota sul totale nazionale dei beni esportati (2,7%) che tra gennaio e settembre sono cresciuti del 21,7%. A ruota, sempre in termini di peso sul totale, ci sono agricoltura, silvicoltura e pesca (2,1%), in aumento del 50%.
Ok legno e abbigliamento Il legno (mobili esclusi) vale il 2,1% nazionale ed è in crescita del 5,1%, mentre l’abbigliamento (2%) ha venduto all’estero il 7,7% di beni in più. Una significativa perdita di quota invece (da 1,6% a 0,9%) è da registrare per i minerali da cave e miniere, crollati del 41%. Altri settori meno «pesanti» con segno meno sono quelli degli articoli in gomma (-11%), degli apparecchi elettrici (-12,8%) e del trattamento-risanamento dei rifiuti (-77%). Chi invece vede aumentare i propri affari con l’estero è il settore dei prodotti di carta (+19%), dei farmaceutici, chimici e medicinali (+31,2%), della lavorazione dei metalli non metalliferi (+19%) e dei mobili (+3%).

Comments are closed.