Nel 2015 l’export umbro è cresciuto del 6,4 per cento, ben al di sopra della media nazionale, confermando la vocazione internazionale di un tessuto imprenditoriale diversificato, composto prevalentemente da piccole e medie imprese, che mostra ampi margini di crescita al di fuori delle destinazioni attualmente più battute: questa la sintesi di quanto emerso martedì a palazzo dei Priori a Perugia nel convegno dedicato alla Mappa dei rischi 2016 di Sace. In Umbria, secondo quanto spiegato dalla compagnia, la crescita dell’export è spinta soprattutto da alcuni settori dell’industria di base e di prima trasformazione che, pur pesando poco sul totale, hanno messo a segno risultati sorprendenti nell’ultimo anno: gomma e plastica (+25%), prodotti raffinati (+24,2%) ed estrattivo (+16,5%). Buona la performance anche di tessile e abbigliamento e alimentari e bevande, che pesano rispettivamente il 18% e 12%, ma anche prodotti in metallo (20% sul totale), meccanica strumentale (17,5%) e mezzi di trasporto (che pesano il 6% ma crescono oltre il 13%).
I margini Le principali destinazioni di riferimento per l’export umbro restano Europa e Stati Uniti, ma la Mappa dei rischi di Sace segnala importanti margini di crescita verso un paniere diversificato di mercati emergenti: in Medio Oriente (Arabia Saudita, Emirati Arabi), in Asia (Cina), in Europa emergente (Polonia e Repubblica Ceca), ma anche Turchia, Tunisia e Sudafrica. Tra le geografie più rischiose per il 2016 segnala invece Russia, Grecia e Libia. Al centro del convegno, organizzato in collaborazione con Simest (Gruppo Cdp) e Confindustria Umbria, le esperienze dei protagonisti del panorama imprenditoriale umbro, con Carlo Pacifici (Meccanotecnica Umbra), Renato Calabrese (Pietro Coricelli) e Maurizio Petrozzi (Vernipoll). L’appuntamento ha rappresentato anche l’occasione per rinnovare la collaborazione tra Sace e Confindustria Umbria che, oltre all’organizzazione di attività di promozione, formazione e assistenza tecnica dedicate al mondo delle piccole e medie imprese della regione, prevede la presenza di un Sace point nella sede di Confindustria a Perugia.
Qualità e benessere Secondo l’esperienza di Calabrese, che di Coricelli è direttore generale, accanto a una buona immagine deve esserci, necessariamente, la qualità del prodotto, senza la quale la prima poco vale. Per penetrare maggiormente nei mercati esteri, altro tassello importante è quello dell’attenzione al benessere, «punto fondamentale per attrarre i consumatori stranieri. Oggi – sostiene Calabrese – ci sono sempre nuove fasce di consumatori stranieri sensibili ai prodotti che favoriscono il benessere e aiutano a vivere meglio. Quanto all’italian e al mediterranean lyfestyle, possiamo dire che tutto il mondo ne è affascinato. Tra tutti, forse, lo sono di più i mercati asiatici, seguiti da quello degli Stati Uniti».
