La ex Ferro di Cannara in una veduta aerea

di Ivano Porfiri

Una società estera attiva nella produzione di impianti di energie rinnovabili e una umbra della meccanica, entrambe a capo di una rete di imprese, sono in pole position per accaparrarsi l’ex Ferro di Cannara. Lo rivela il Sole 24 Ore Centronord. Queste due manifestazioni di interesse per ora informali, insieme ad altre 3 o 4, sono state avanzate nelle ultime settimane. Da qui alla fine di febbraio si tratterà di metterle nero su bianco per partecipare al bando pubblicato il 23 dicembre scorso sul Bollettino ufficiale della regione Umbria ad opera di Sviluppumbria, che sta curando tutta la fase di vendita del compendio industriale di 136.595 mq (di cui 44.042 edificata) in località Isola di Cannara, per il quale si cerca un acquirente disposto a spendere 4 milioni e 300 mila euro (rilanciabili un minimo di 10 mila euro o suoi multipli).

Precedenza alle reti di imprese Il bando circoscrive le future attività nei settori manifatturiero, industriale, servizi alle imprese. E ci sono chiari privilegi di punteggio per i progetti di filiera: vengono assegnati 2 punti per reti di 2 imprese, 6 per 3 imprese, 10 per più di 3 imprese. E le due manifestazioni di interesse corrispondono proprio a questa caratteristica.

Punti in più per chi assume Viene inoltre assegnato un punto (fino a un massimo di 30) per ciascun occupato a tempo indeterminato full-time.  E’ chiaro quindi l’intento di far insediare un gruppo di imprese che creino sviluppo e occupazione. Tra i vincoli posti c’è, infatti, l’obbligo di realizzare il progetto industriale entro 36 mesi e il divieto di vendita per lo stesso periodo.  L’intento è quello di creare un insediamento che crei sviluppo e occupazione permanenti.

Tempi rapidi Dato un così forte interesse, dagli uffici di Sviluppumbria sperano di chiudere la partita nei tempi previsti. «Comunque – assicura al Sole 24 Ore Centronord il direttore Vinicio Botacchiari – noi seguiremo il processo di industrializzazione anche dopo l’aggiudicazione del bando, attivando tutto quanto nelle nostre possibilità per l’avvio di un sistema industriale capace di stare sul mercato». L’area è rimasta tanto tempo ferma perché inizialmente si era pensato a un finanziamento per la rifunzionalizzazione attraverso il vecchio Docup, cosa che non è andata in porto per “problemi tecnici”, dicono a Sviluppumbria. E così alla fine si è optato per la cessione del diritto di proprietà tout court.

Il certificato ambientale c’è Nei mesi scorsi si era parlato di necessità  di bonifica del sito. Circostanza smentita da Sviluppumbria nel bando stesso, dove risulta che «in allegato all’atto di acquisto del compendio immobiliare quale parte integrante dello stesso sussiste una ‘valutazione di impatto ambientale’ predisposta da ente certificato attestante la conformità alle norme sulla tutela ambientale delle attività precedentemente svolte nel compendio industriale». Tutto regolare, insomma, «fermo restando il diritto di rivalersi nei confronti del soggetto che con la propria attività abbia prodotto la “contaminazione ambientale».

Impianti da rinnovare Le condizioni del sito quindi non sarebbero precarie. «Chi lo ha visto – dicono a Sviluppumbria – ci ha assicurato che specie gli immobili sono in discrete condizioni, per cui dopo una messa a norma degli impianti e l’installazione delle nuove apparecchiature di produzione il sito può già iniziare a produrre». Se tutto andrà liscio i primi risultati saranno visibili già a fine 2011.

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