Accanto all'assessore Rossi l'ad di Cereplast, Frederic Scheer

di Ivano Porfiri

Si conobbero a Milano venti anni fa ai tempi della Montedison e ora si sono ritrovati qui per fare dell’Umbria il polo europeo delle plastiche ecosostenibili, gli amministratori delegati di Novamont e Cereplast. Ha il sapore di una svolta epocale per l’economia umbra l’acquisizione da parte dell’americana Cereplast dell’area ex Ferro di Cannara. Una svolta verde.

Il gotha ascolta L’arrivo di Cereplast è stato presentato giovedì mattina alla ex borsa merci di via Mazzini, a Perugia, dal Ceo di Cereplast Frederic Scheer, accompagnato dai vertici di Sviluppumbria (che ha gestito il bando di vendita della ex Ferro)  e dall’assessore regionale allo Sviluppo economico Gianluca Rossi. Presente tutto il gotha dell’economia umbra, a partire dal presidente regionale di Confindustria Umbro Bernardini. Stranamente assenti i rettori delle università perugine.

Il progetto Il progetto presentato fa intravedere orizzonti lunghi per l’economia regionale. Dopo l’aggiudicazione del bando di Sviluppumbria, questo il programma: lo stabilimento che in 12-14 mesi troverà spazio nell’area abbandonata 8 anni fa dalla Ferro, grazie a un investimento programmato di 12 milioni di euro in tre anni, permetterà la produzione a regime di 100 mila tonnellate di resine bioplastiche, arrivando a impiegare 150 dipendenti fra addetti alla produzione, ricercatori e management.

Cosa verrà prodotto «Quello che impiantiamo in Umbria – ha spiegato Scheer – sarà il nostro polo produttivo per l’Europa. Qui andremo a realizzare due diversi tipi bioplastiche: il “compostabile” che è un materiale usa e getta biodegradabile in 60 giorni e il “sostenibile”, di più lunga durata e maggiore resistenza, che è un ibrido tra il poliolifine (prodotto da petrolio alla base delle plastiche di maggior consumo, ndr) e materiali rinnovabili, con l’obiettivo in pochi anni di arrivare a produrre una plastica con le stesse caratteristiche che sia totalmente ecocompatibile».

La platea alla ex borsa merci

Perché l’Italia Scheer, parigino di nascita ma trapiantato a Los Angeles da 27 anni, si è dimostrato, oltre che un imprenditore di successo, un buon intrattenitore di pubblico. Raccontando la sua storia, ha sottolineato i suoi 5 anni a Milano nei primi anni ’90 in cui ha lavorato in Montedison. «Lì bbi modo di apprezzare Catia Bastioli, oggi a capo di Novamont. L’ho chiamata domenica per dirle del mio arrivo a Cannara e lei mi ha risposto che venivo a casa sua, un buon motivo per vederci e collaborare». Tra i motivi che hanno portato a scegliere l’Italia, Scheer ha sottolineato la legislazione che vieta l’uso dei sacchetti di plastica. «La politica ci ha favorito e noi abbiamo risposto scegliendo l’Italia, anche perché l’85% del nostro mercato è in Europa, il 60% in Europa del Sud e il 45% solo in Italia».

Perché l’Umbria Il numero uno di Cereplast ha strizzato l’occhio alla platea perugina. «Abbiamo scelto l’Umbria per 4 motivi: primo, perché quando sono andato a Cannara e ho saputo che lì San Francesco aveva fatto il sermone agli uccelli ho avuto l’impressione di essere stato benedetto. Secondo perché la Regione e specialmente Sviluppumbria ci hanno aiutato aprendoci le porte. Terzo perché prendiamo il posto della Ferro, che veniva dagli Usa come noi. E in ultimo perché con Novamont possiamo creare davvero il principale polo europeo delle bioplastiche».

La sfida D’ora in avanti bisognerà capire se l’Umbria sarà pronta a recepire la sfida di Cereplast. La resina con cui vengono prodotte le biolastiche deriva dall’agricoltura: amido ottenuto da mais, frumento, tapioca, zucchero e amido di patate. «Vorremmo che si creasse qui con personale locale una vera filiera che vada dalla materia prima al prodotto finito», ha detto Scheer. «E’ un progetto bellissimo – ha commentato Calogero Alessi, presidente di Sviluppumbria – che se ben accompagnato coinvolgerà l’intera regione». Segnali importanti anche alla luce della atavica crisi del tabacco, che potrebbe lasciare gradualmente spazio, ad esempio, al mais . Un altro input va verso il mondo dell’università e della ricerca: una sinergia in tal senso potrebbe rilanciare anche l’Ateneo di Perugia. «L’economia verde è nata a Terni – ha ricordato il presidente di Confindustria Bernardini – e questo ulteriore insediamento ci fa pensare che possa essere la vera svolta per il futuro della regione. Speriamo di essere lungimiranti e di non perdere questa grande occasione per tutto il sistema».

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