Vogliono essere coinvolti e chiedono all’Archidiocesi di Spoleto-Norcia di «sfruttare la pausa estiva per riflettere sull’opportunità di una decisione che non comporterà alcun risparmio e aprire un tavolo di confronto» . Così Fp-Cgil, Fisascat-Cisl e Fpl-Uil intervengono nella delicata operazione dell’esternalizzazione dell’Opera di Santa Rita di Roccaporena (Cascia) avviata dalla Curia e dei ventilati licenziamenti della ventina di dipendenti in organico.
Sindacati chiedono incontro alla Curia La manovra avviata dall’arcivescovo Renato Boccardo che sarebbe pronto ad affidare a una coop di Spoleto, quale non è ancora noto, i servizi di assistenza sociale che vengono svolti dalla struttura diocesana fondata nel 1939 «preoccupa fortemente» i sindacati che con una nota stampa «si impegnano a sostenere gli operatori coinvolti nella battaglia per la salvaguardia del posto di lavoro dopo aver per anni assicurato il buon funzionamento dell’Opera». In questo senso i sindacati riferiscono di aver richiesto un incontro all’Archidiocesi di Spoleto-Norcia e «di pretendere il rispetto dell’obbligo sul coinvolgimento delle organizzazioni dei lavoratori perché – scrivono – nessuno accetterà imposizioni che non tutelino i diritti e la dignità del personale».
Dubbi su risparmi esternalizzazione Nel dettaglio, poi, Cgil, Cisl e Uil esprimono forti perplessità per i risparmi che l’esternalizzazione dovrebbe assicurare alle casse della Curia: «Ci battiamo contro l’operazione primo perché non ci basta la rassicurazione della riassunzione dei lavoratori da parte della coop subentrante, ma anche perché non capiamo dove sarebbe il risparmio visto che a questi lavoratori per effetto della legge 300 non potrà essere diminuito lo stipendio, né ovviamente c’è la disponibilità a un inquandramento diverso da quello attuale, cioè di contratto nazionale del lavoro».
Cgil, Cisl e Uil: «Si apra tavolo di confronto» Ergo: «Apprezzando l’interessamento delle istituzioni locali, invitiamo l’Archidiocesi ad approfittare della pausa estiva per riflettere sulla situazione e ad aprire un tavolo di confronto che coinvolga tutti e nell’ambito del quale – conclude la nota di Cgil, Cisl e Uil – trovare una soluzione senza ricorrere ad estremi che non farebbero bene a nessuno, tanto meno al buon funzionamento dell’Opera, al suo prestigio e a quello del territorio».
