di Chia.Fa.
Tutto tace. Dopo una settimana dal tavolo ad alta tensione per il licenziamento collettivo, le organizzazioni sindacali non hanno ricevuto alcuna comunicazione da parte di Elettrocarbonium che, stando a quanto riferito dagli stessi lavoratori, non ha versato né la mensilità di febbraio né quella di marzo resa più leggera dagli scioperi. Al palo anche le spettanze contributive, previdenziali e sanitarie che non verrebbero corrisposte ai rispettivi istituti in alcuni casi da ottobre e in altri da gennaio, mentre venerdì è l’amministratore delegato Michele Monachino dovrà riconsegnare il sito industriale alla proprietà, ossia a Sgl Carbon.
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Elettro: mancano gli stipendi Da qui la convocazione da parte dei sindacati di nuova assemblea dei lavoratori, in programma per le 17 di giovedì all’interno della fabbrica di Narni dove, va detto, prosegue lo sciopero delle maestranze e pure il blocco della portineria per impedire l’ingresso a personale di Elettro che vorrebbe entrare per recuperare materiali per un valore complessivo stimato intorno al milione di euro. Nei giorni scorsi a intervenire sulla delicata vicenda sono stati il sindaco Francesco De Rebotti e l’assessore comunale Marco De Arcangelis tornati a sollecitare sia al ministero dello Sviluppo economico che alla Regione il massimo impegno per procedere in tempi rapidi alla verifica di eventuali e ulteriori interessamenti sul sito di Narni che da oltre un secolo produce elettrodi di grafite.
Licenziamenti collettivi Sensibile nell’immediato anche la partita del licenziamento collettivo richiesto dalle stesse organizzazioni sindacali per permettere ai lavoratori di beneficiare degli ammortizzatori sociali, per alcuni ci sono settimane residue di mobilità mentre per altri potrà essere attivata la Naspi introdotta dal governo Renzi. Al tavolo di giovedì scorso in Confindustria, il legale spedito a Terni dall’amministratore delegato Michele Monachino ha riferito di non aver mandato per aprire la trattativa e quindi arrivare a un accordo, che in buona parte si gioca intorno alle mensilità di ‘buonuscita’ da corrispondere agli operai. L’odissea continua.
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