Ceccarini e Calzoni (foto U24)

di Daniele Bovi

Incontri periodici che dovranno servire da «stimolo verso l’esterno, da pungolo» e con uno scopo preciso: riuscire ad impiegare le risorse che sono a disposizione in modo più rapido, così da dare un po’ di ossigeno ad un settore in grave sofferenza. Nella sede di Confindustria mercoledì il presidente di Ance Perugia Massimo Calzoni e il direttore Walter Ceccarini hanno dato il la a quello che vuol essere il primo di una serie di incontri, a cadenze precise, per fare il punto sul settore costruzioni con numeri e tabelle e, perché no, per far sentire il fiato sul collo di chi deve decidere. «Il senso di questi appuntamenti – ha detto Calzoni – vuol essere quello di uno stimolo, di un pungolo verso l’esterno. Le procedure vanno accelerate per impiegare le risorse che ci sono in modo più rapido. Speriamo che da qui parta una collaborazione stretta tra le imprese e chi decide, così da compattare i tempi e mettere sul mercato quello che c’è».

L’elenco L’elenco è pronto: Calzoni parte dagli 800 milioni di euro per la Quadrilatero, «che sono fermi», ai 48 stanziati per il dissesto idrogeologico «impiegati in minima parte», il centinaio di milioni per il terremoto che ha colpito nel dicembre del 2009 il marscianese fino ai 52 milioni stanziati per l’alluvione del dicembre 2012: «A quanto mi risulta – ha spiegato Calzoni – ne sono stati utilizzati solo sette». Mettere in circolo questo denaro aiuterebbe un settore che sta vivendo «una fase molto difficile, visto non si vede ancora – dice il presidente di Ance – la luce in fondo al tunnel». I numeri spiegano la situazione meglio di tante parole: stando ai dati della Cassa edile della provincia di Perugia gli operai impiegati nelle costruzioni erano 13.800 nel marzo 2008 mentre nello stesso mese del 2014 6.500. In tutta la regione si è passati dai 35 mila del 2008 ai 28 mila del 2013, con un incremento da 12 a 13 mila dei lavoratori indipendenti: segno che molti di quelli che sono stati espulsi dal mercato del lavoro provano a riciclarsi aprendo partite Iva.

Dimezzate le ore lavorate Nello stesso periodo si dimezzano le ore lavorate (da 1,5 milioni a 665 mila) e la massa salari da una media di 94,7 milioni del 2008 scende a quota 33,6. Meno di un terzo. Questo ovviamente si ripercuote sul numero delle imprese che in provincia di Perugia scendono dalle tremila del marzo 2008 alle 1.537 del 2014. «A rimanere in piedi – commenta amaro Calzoni – sono solo le piccolissime che fanno piccolissimi lavori. I grandi vanno verso l’estinzione in modo traumatico». Il bacino navigabile si restringe sia sul fronte privato che su quello pubblico: dalle 12.300 compravendite del 2007 si è passati alle tremila del primo semestre del 2013 (ma il dato comprende anche gli immobili non di nuova costruzione, sicché la flessione per i nuovi è anche peggiore); al contempo i permessi a costruire dal picco del 2006, quando in Umbria ne erano stati concessi 5.671, sono scesi fino ai 1.732 del 2011, con un calo che nel 2013 potrebbe raggiungere e superare il 75%.

I numeri della crisi I mutui rilasciati alle famiglie passano poi dai 550 milioni del 2008 ai 286 del 2012 (nel primo semestre del 2013 sono stati 116). Giù in modo significativo anche gli importi complessivi dei bandi di gara per lavori pubblici: dai 162 milioni del 2011 ai 110 del 2013. Numeri per i quali anche le imprese portano una parte di responsabilità: «Finché c’è stato mercato – spiega il numero uno di Ance – abbiamo lavorato e non abbiamo pensato al futuro. Ora serve un cambio di modello: di cubature ce ne sono pure troppe perciò ora occorre ad esempio pensare a tutte quelle zone delle città che hanno bisogno di ammodernamenti, specialmente quelle costruite nell’immediato dopoguerra. E poi ancora pensiamo a quanto ci sarebbe da fare sul fronte dell’adeguamento sismico ed energetico».

Twitter @DanieleBovi