In giunta è stato distribuito il Dap 2013-2015
In giunta è stato distribuito il Dap 2013-2015

di Daniele Bovi
Twitter @DanieleBovi

Il futuro dell’Umbria e le forze per contrastare la lenta ma progressiva perdita di contatto della regione rispetto alle economie più dinamiche del Centro-Nord, passa dall’Europa e dalla fase di programmazione 2014-2020. Potrebbe essere questa la sintesi, il filo conduttore del Documento annuale di programmazione 2013-2015 che la presidente Catiuscia Marini ha distribuito giovedì pomeriggio agli assessori della sua giunta. Un documento, che come ogni anno contiene le linee strategiche di intervento della Regione, che è ancora in fieri. Il Dap infatti, che al momento è una bozza di 66 pagine (ancora priva della parte finanziaria) della quale Umbria24 è in possesso, è stato solo distribuito: la discussione vera e propria dell’esecutivo partirà nel 2013, anno decisivo per molti motivi.

La nuova programmazione Il punto dal quale partire sono proprio i primissimi mesi dell’anno, quando dovrà essere elaborato il Programma operativo che poi verrà approvato dall’Ue tra agosto e novembre: lì dentro ci dovrà essere l’indicazione degli ambiti sui quali puntare nell’ottica della nuova programmazione comunitaria 2014-2020. Usare adeguatamente queste risorse come volano di sviluppo dovrà essere la missione fondamentale, cercando contestualmente di chiudere al meglio la fase di programmazione che si conclude nel 2013. I settori di intervento saranno pochi e su di essi saranno concentrate le risorse. «Serve una forte discontinuità», è scritto nel Dap dove si aggiunge che «l’unica chance» per l’Umbria è «la prossima fase di programmazione comunitaria».

Un anno difficile Il punto di partenza è l’analisi che vede l’Umbria, rispetto ai target che l’Ue ha fissato per il 2020, distante in tema di ricerca e sviluppo, efficienza energetica ed emissioni di gas serra; meglio le cose vanno su istruzione, povertà, inclusione sociale e, almeno prima della crisi, sui livelli occupazionali. Quello che si impone, in un 2013 che sarà «un anno difficile» caratterizzato da bassa crescita, stagnazione e un Pil fermo (le previsioni del Dal parlano di un +0% dopo il -1,7 del 2012) e dove sarà «arduo persino garantire il mantenimento dell’operatività sin qui svolta», sono «scelte coraggiose» tra le quali un «cambio di passo» nel modo di usare le risorse.

Politiche industriali Le politiche industriali andranno modulate «in relazione a ciò che risulta realmente utile ed efficace», indirizzando soldi verso quei compiti che il mercato non sa o non vuole svolgere: «Occorre rimettere al centro – è scritto – il valore realmente incentivante dei finanziamenti più che la loro funzione meramente addizionale». Il 2013 sarà poi l’anno dell’entrata in funzione dell’Agenzia forestale, delle Unioni dei comuni e saranno mesi dove la giunta vuole puntare sull’amministrazione digitale, su un’ulteriore fase di riduzione dei tempi per quanto riguarda le procedure burocratiche, sui nuovi Piani per il diritto allo studio e la formazione professionale, su quello per il trasporto e sulla nuova strategia energetica ambientale che ha tre obiettivi: meno consumi, valorizzazione delle risorse e più sicurezza del sistema energetico.

Rifiuti e ambiente Sempre in tema di ambiente verrà incentivata ancora la raccolta differenziata e l’impiantistica intermedia (a Ponte Rio ne sorgerà uno che servirà allo smaltimento dei rifiuti che arrivano dallo spazzamento delle strade), mentre l’opzione dell’inceneritore sembra sempre più lontana: «Occorre – è scritto – una nuova riflessione sulla chiusura del ciclo» e «valutare l’opportunità di rivedere il tema della valorizzazione energetica dei rifiuti sia per considerare alternative e soluzioni più efficienti» sia per rispettare le indicazioni Ue. Il Parlamento europeo infatti nel maggio scorso in una risoluzione ha invitato la Commissione a presentare proposte per «abolire progressivamente, entro la fine del decennio, l’incenerimento».

Economia deteriorata Oltre a tutte le misure su sanità, welfare e trasporti di cui Umbria24 darà conto in un prossimo servizio, è interessante dare conto dell’analisi dalla quale nasce l’esigenza delle «scelte coraggiose». Detto della stagnazione e della bassa crescita che renderanno il 2013 «un anno difficile», c’è il «deterioramento della situazione economica regionale» con un’Umbria che soffre di disoccupazione (particolarmente male costruzioni e agricoltura), perdita di produttività e valore aggiunto dalla metà degli anni ’90, dualità tra soggetti forti e deboli sul mercato del lavoro, laureati spesso impiegati in bassi profili e un export che se depurato dall’acciaio Thyssen è ancora al di sotto della media nazionale.

Il turismo Oltre alla manifattura, cigolii si sentono anche dall’altro «motore» della regione, quello del turismo del quale «si avverte una certa debolezza e fatica nel far valere le proprie attrattive. Un turismo che pur tenendo in termini di flussi «non traina in maniera sufficientemente decisa l’economia regionale». Un primo capitolo su cui puntare sarà il recupero del turismo termale «riscoprendo quelle risorse non più in uso» e incentivando nuovi impianti. Una misura che di certo non basterà ad evitare un rischio, quello di «veder ridimensionati gli standard di benessere dell’Umbria» a causa di una crisi che si avvita «in misura superiore alla media nazionale».

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