di Daniele Bovi
Codino, cravatta sgargiante, ex presidente dei giovani industriali di Perugia, amministratore delegato delle fonderie Tacconi, incarichi in altre società dell’omonimo gruppo e attuale presidente del sindacato dell’industria meccanica di Confindustria Perugia. E’ l’identikit di Pietro Tacconi, appena arrivato al vertice di Umbria Export, società facente capo a Confindustria che si occupa di supportare le aziende umbre che esportano o che vogliono esportare. Uno che non teme di esprimere un concetto sentito il quale il sindacato e non solo mette immediatamente mano alla fondina: «Delocalizzare, almeno in parte e mantenendo il cuore della produzione in Umbria fa bene, anche alla nostra regione».
Clima positivo Così come farebbe bene ricreare «un clima positivo» intorno alle imprese «che non sono mucche da mungere finché fa comodo: noi creiamo ricchezza per tutti». Nel suo personale cahier de doleances Tacconi inserisce una serie di fattori come «il sistema di tassazione, una magistratura ostile come si è visto nel caso dell’Ilva, una fortissima burocrazia e il costo del denaro». Nel mirino del neo-presidente di Umbria Export c’è però anche un sindacato «che fatica a diventare moderno e ad avere un ruolo importante nelle imprese. Anche se certamente la colpa non è solo loro, dopo lotte durissime i nostri operai sono i peggio pagati d’Europa e quelli più a rischio. Sarebbe servita più attenzione ai bisogni delle imprese e dei lavoratori».
I PROGRAMMI E I RISULTATI DI UMBRIA EXPORT
Eccezione positiva In questo quadro il sindacato umbro «è un’eccezione positiva. C’è collaborazione – spiega Tacconi – e per la prima volta dopo anni ha capito che bisogna smettere di confliggere e concentrarsi su un obiettivo: mantenere le aziende in vita e il nostro manifatturiero che è una ricchezza e un orgoglio». Già, ma come salvaguardare il tessuto economico regionale, e quindi i posti di lavoro umbri, se le aziende delocalizzano? Tacconi ha la ricetta: «Io dico – osserva – che la delocalizzazione di una parte della produzione può portare benefici anche all’Umbria. Essere presente in altri Paesi porta commesse e quindi lavoro anche in Umbria. Quando le aziende se ne vanno non sempre è tutto negativo e non sempre bisogna guardare a ciò con paura».

