di D.B.
Benché nel 2022 l’Umbria sia cresciuta tornando ai livelli pre pandemia, nella seconda parte dell’anno questa crescita ha rallentato e di fronte a sé la regione ha diverse sfide chiave, come la transizione energetica ma non solo. Questi alcuni dei punti salienti del rapporto annuale sull’economia regionale presentato mercoledì a Perugia da Bankitalia.
Pnrr Un appuntamento in cui si è ovviamente parlato anche di Pnrr: «Il Pnrr rappresenta uno snodo cruciale per l’economia italiana e per i suoi territori – ha detto la direttrice della filiale perugina di Bankitalia Miriam Sartini – perché consentirà prospettive di sviluppo e di crescita più strutturalmente elevate e più equilibrate. Alle sfide da affrontare non ci si può più tirare indietro: di fronte al cambiamento climatico, all’innovazione tecnologica e alle tendenze demografiche anche l’Umbria deve farsi trovare preparata».
Pil Secondo le stime basate sull’indicatore trimestrale dell’economia regionale elaborato dalla Banca d’Italia – è stato spiegato mercoledì – il Pil regionale è aumentato del 3,6 per cento, in linea con l’andamento nazionale, ed è tornato su un livello analogo a quello registrato alla vigilia della pandemia».
Il rapporto Tuttavia questa espansione «ha perso vigore nel secondo semestre dell’anno. Vi ha inciso in particolare il marcato aumento dei prezzi dell’energia e di altre materie prime, intensificatosi in seguito all’avvio della guerra in Ucraina; ne è derivata anche la rapida crescita dell’inflazione, che ha raggiunto livelli elevati e superiori alla media nazionale». In particolare l’indice dei prezzi al consumo è cresciuto del 12,2 per cento e il fenomeno ha interessato tutte le principali voci di spesa soprattutto quelle relative a abitazione e utenze, che hanno contribuito alla variazione per circa la metà.
Prezzi su L’inflazione ha poi portato a un incremento dei tassi di interesse, che ha determinato l’indebolimento della domanda di credito. Nel complesso, queste mutate condizioni economiche hanno portato a un rallentamento della produzione industriale, alla perdita di potere d’acquisto delle famiglie e anche a una maggiore incertezza, inducendo le imprese a una «maggiore prudenza» nella definizione degli investimenti per il 2023. Più nel dettaglio il reddito disponibile delle famiglie umbre si è ridotto in termini reali dell’1,8 per cento; e come logico a soffrire di più sono state quelle con livelli di spesa più ridotti.
Agricoltura e clima Per quanto riguarda le imprese, nel 2022 l’attività agricola regionale ha registrato un parziale recupero di quanto perso nel biennio precedente. Ma a fronte di un buon andamento del comparto agrituristico cè stato il calo dei principali raccolti, su cui ha pesato la maggiore frequenza e intensità di eventi estremi legati ai cambiamenti climatici. «Nei prossimi anni – nota infatti Bankitalia – l’economia regionale dovrà far fronte ai rischi connessi al cambiamento del clima. Tra i settori più esposti vi è quello agricolo, la cui struttura si è irrobustita rispetto all’inizio degli anni duemila grazie alle accresciute dimensioni aziendali e alla maggiore efficienza produttiva. Gli investimenti innovativi sono tuttavia ancora poco diffusi in agricoltura, anche a causa dell’elevata età media degli imprenditori».
Industria e turismo Sul fronte industriale invece, dopo la forte crescita registrata nell’anno precedente, la produzione si è progressivamente indebolita, le esportazioni hanno registrato un incremento in termini reali del 7,1 per cento e gli acquisti dall’estero sono cresciuti ancora più intensamente. Lo sviluppo dell’attività edilizia è rimasto sostenuto, grazie all’impulso derivante dagli incentivi fiscali per la riqualificazione del patrimonio abitativo, dalla ricostruzione post-sisma e dai lavori pubblici. A trainare i servizi è invece stato il turismo, che ha beneficiato « di un livello di presenze mai raggiunto in passato, e dal positivo andamento dei consumi».
Lavoro Per quanto riguarda il mercato del lavoro, dopo il forte recupero dell’anno precedente, nel 2022 il numero di occupati si è leggermente ridotto (-0,6 per cento). L’ulteriore flessione dei lavoratori autonomi è stata compensata solo in parte dal lieve aumento dei dipendenti; tra questi ultimi sono cresciute le posizioni a tempo indeterminato, anche grazie alle trasformazioni dei numerosi contratti a termine attivati nel 2021. L’incremento delle persone in cerca di occupazione ha spinto il tasso di disoccupazione al 7,1 per cento rispetto al 6,6 del 2021.
