di Chiara Fabrizi
Più di un migliaio. Anche se Federalberghi stima che siano almeno il doppio. È un vero e proprio boom quello che nell’ultimo anno e mezzo ha cambiato i connotati dell’offerta ricettiva di mezzo mondo, compresa naturalmente quella dell’Umbria dove, seppur con lieve ritardo, i proprietari di case, ville, torri medievali, castelli, casali e chi più ne ha più ne metta si sono trasformati in host, come li chiama il portale airbnb.com, o semplicemente in proprietari, come invece li indica l’antagonista wimdu.it. Col fenomeno fa però il paio una vacatio normativa che non piace al migliaio di albergatori dell’Umbria che già a fine legislatura avevano bussato alle porte di palazzo Cesaroni per chiedere la modifica del Testo unico sul Turismo e procedere alla codificazione anche della nuovissima tipologia di struttura ricettiva.
Ben 1.008 alloggi privati disponibili per le vacanze Intanto, però, dal Trasimeno a Orvieto si moltiplicano le offerte di privati cittadini proprietari magari di un secondo appartamento che non si riesce ad affittare, oppure di un immobile dalla suggestione storica capace di far impazzire tedeschi, americani e giapponesi. Tant’è che da una semplice ricerca su airbnb.com si scopre che in Umbria ci sono ben 1.008 sistemazioni disponibili per tutte le tasche, da quelle dello studente squattrinato fino a quelle dell’alto dirigente che può non badare a spese per le proprie vacanze, mentre circa 700 quelle reperibili sul canale wimdu.it, anche se va detto che la stragrande maggioranza degli alloggi sono offerti in entrambi i portali. Affinando la ricerca si scopre che il prezzo più basso in Umbria per il pernottamento di due persone è offerto a Trevi dove un monolocale di 35 metri quadrati viene affittato a 26 euro a notte, cioè 13 euro a persona, mentre a battere tutti gli extralusso è una villa a Orvieto con 10 posti letti, piscina, cavalli pronti per essere cavalcati e chef a disposizione. Costo? 2.010 euro a notte.
C’è anche l’extralusso A voler spendere cifre a tre zeri, comunque, converrebbe affittare la villa Settecentesca appena fuori Spoleto che di posti letto ne ha 29 nonostante chieda 1.575 euro, oppure il castello fiabesco del XIV secolo con vista sul Trasimeno dove con 1.684 euro ti assicuri anche piscina e campo da tennis. Extralusso a parte, sui due portali si trovano anche chicche a buon mercato come a Bevagna dove per 55 euro a notte si può dormire in una torre medievale, nel Tuderte con 86 euro si prende un appartamento in un antico borgo con piscina e vista sul campanile, mentre a Trevi con 60 euro ci si assicura il pernottamento in una casa in pietra con piscina a strapiombo sulla vallata. Per chi, invece, non dà alcun peso alla sistemazione i due canali web offrono anche stanze singole, doppie e triple in appartamenti abitati dagli stessi proprietari a partire, come si diceva, da 26 euro a notte.
Niente registrazione ospite, né tassa di soggiorno Difficile con airbnb.com stilare la graduatoria delle città con più alloggi disponibili, causa l’estensione automatica della ricerca a territori anche per niente limitrofi, mentre con wimdu.it l’operazione è più semplice. Stando all’offerta del portale il maggior numero di alloggi sono disponibili al Trasimeno, dove se ne contano 201, a Perugia sono 96, Assisi 55, Spoleto 21, Foligno-Spello 15, Orvieto 10, Terni 9, mentre tutti gli altri risultano sparsi in piccoli centri o in aperta campagna. Del resto un censimento di questa nuova tipologia di struttura ricettiva non esiste in Umbria, ma non solo, conseguentemente è impossibile anche solo stimare il volume d’affari generato dal fenomeno in crescita. Ma al di là delle criticità statistiche, la particolarità di questi alloggi è che i proprietari non sono tenuti alla registrazione degli ospiti che per ragioni di pubblica sicurezza viene compiuta in tutte le altre tipologie di strutture, dall’albergo alla casa vacanze, né tanto meno sono sottoposti al pagamento della tassa di soggiorno in quei Comuni che hanno scelto di introdurla, ma più in generale il fronte fiscale è incerto.
Bianconi: «Albergatori aperti al mercato, ma vogliamo giocare ad armi pari» Inutile dire che le differenze fanno storcere il naso agli albergatori dell’Umbria: «Come tutti gli imprenditori siamo attenti e aperti al mercato – afferma a Umbria24.it, il presidente provinciale di Federalbeghi Perugia, Vincenzo Bianconi – quello degli alloggi privati è un mondo che esiste e con un trend in crescita, quello che invece non capiamo è l’atteggiamento bipolare del legislatore che da una parte sottopone l’albergatore a regole chiare anche in un’ottica di garanzia dell’ospite che, però, se esce dalla mia struttura ed entra in una di queste sistemazioni perde qualsiasi tutela». E poi: «Il fenomeno in questione – prosegue Bianconi – ha un impatto forte sull’economia locale, penso alla tassa di soggiorno ma soprattutto all’imposta sui redditi dei proprietari che fiscalmente nessuno rincorre, stessa cosa per il rispetto della normativa sul lavoro perché – dice – di fatto anche le attività professionali connesse, penso al giardiniere, al personale di servizio, al bagnino, sono di conseguenza sommerse, a differenza di quelle degli alberghi che invece operano necessariamente in chiaro. Il problema – conclude – non sta nella presenza di questa nuova tipologia di ricettività ma nella possibilità che hanno di stare sul mercato con regole diverse».
Federalberghi torna a bussare in Regione Più chiaro il segretario di Federalberghi, Rolando Fioriti: «Il mercato va molto più veloce della legge e questa è la premessa di qualsiasi ragionamento sulla questione – afferma – tanto che il nostro Testo unico sul turismo è già vecchio e per questo avevamo chiesto al consiglio regionale di riprenderlo in mano per aggiornarlo perché – dice – tutte le criticità emerse in relazione a questa tipologia di offerta ricettiva sono legate alla vacatio normativa, manca cioè la codificazione di questi alloggi come tipologia di struttura turistica. Da settembre – conclude – torneremo alla carica».
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