«Bene il provvedimento, ma ora si “sterilizzi” l’effetto Fornero in Umbria». In sintesi è questo il giudizio che Cgil, Cisl e Uil danno del piano contro la povertà e l’esclusione sociale approvato e presentato martedì dalla giunta regionale. «Il fatto che l’Umbria – scrivono in una nota unitaria le tre sigle – dia seguito al provvedimento del governo nazionale in materia di povertà, prevedendo anche l’utilizzo di fondi europei per sostenerlo, è positivo. Si tratta di un intervento da noi più volte sollecitato, sia a livello nazionale che regionale, destinato, tuttavia, a rispondere solo ad una fetta ristretta del disagio sociale presente in Umbria e non in grado di incidere realmente sulla situazione economica ed occupazionale della regione».
Manifestazione I sindacati parlano della necessità di misure straordinarie visto il contesto economico e sociale della regione e a supporto di ciò promuovono anche un «intervento di “sterilizzazione” della riforma Fornero in Umbria, che consenta a un numero consistente di lavoratrici e lavoratori di anticipare il pensionamento, favorendo così nuove e vere assunzioni, oggettivamente quantificabili e verificabili». Tutti motivi per cui Cgil, Cisl e Uil il 2 aprile manifesteranno in tutta Italia (in Umbria l’appuntamento regionale è alle 9.30 a Terni sotto la prefettura) «per chiedere di cambiare le pensioni e dare lavoro ai giovani».
M5S Bocciatura totale del provvedimento della giunta arriva invece da parte del Movimento 5 Stelle, che fin dalle ore seguenti l’approvazione aveva sparato ad alzo zero. Per Andrea Liberati, capogruppo del M5S in consiglio regionale, con il «Sistema per l’inclusione attiva la presidente Catiuscia Marini ha stabilito che i croissant posson bastare e saranno lanciati ad appena 3 mila famiglie umbre quando quelle interessate sarebbero circa 40 mila». Il piano della giunta, che va a sostenere quello del governo, ha individuato come prima area di intervento le famiglie (290 mila in Italia, 6.300 circa in Umbria) con minori e un Isee pari o inferiore a 3 mila euro, anche se la Regione ha individuato anche altre possibilità. Oltre 30 mila invece, come riportato dall’Istat, le famiglie umbre sotto la soglia di povertà relativa, quelle cioè che in un mese spendono meno di 1.041 euro.
