Toni pacati e chiari quelli di Cucinelli che affida a WWD la sua risposta a Levi’s che gli ha intentato una causa per sospetta imitazione della sua etichetta storica, cucita lungo il bordo della tasca posteriore, in alcuni capi della Casa di moda di Solomeo.
In un articolo a firma di Luisa Zargani e Evan Clark, Brunello Cucinelli afferma di «essere cresciuto con il mito dei jeans Levi’s: credo che abbiano rappresentato per intere generazioni l’idea del sogno americano unito ad un gusto unico ed inimitabile. Ho iniziato ad indossarli – aggiunge – sin da quando ero ragazzo ed ho continuato a farlo nel corso degli anni. Prima di realizzare il nostro “total look”, utilizzavamo i denim Levi’s a completamento degli outfit, a riconferma della grande ammirazione che ho sempre avuto per questo brand iconico ed intramontabile».
Cucinelli ha precisato poi di avere sempre «lavorato con l’idea che mi ha trasmesso il grande pensatore [il filosofo Karl] Popper quando dice: ‘Colui che copia non è quasi mai nel giusto’». Per queste ragioni chiarisce: «La nostra intenzione non è mai stata, né lo sarà mai, quella di sfruttare o violare i marchi o le idee altrui. Comprendiamo il valore della proprietà intellettuale e rispettiamo l’unicità di ogni marchio sul mercato. Pur prendendo atto delle preoccupazioni sollevate, crediamo che non vi sia alcun rischio di confusione per nessun cliente nel mondo. La decorazione che usiamo si presenta come diversa per design e scopo e appare evidente che non si tratta di un marchio, ma di un abbellimento ornamentale».
Nell’immagine proposta di seguito sono messe a confronto le due etichette ed è possibile coglierne le differenze.

Intanto viene evidenziato come le collezioni del marchio constino di 4000 modelli uomo – donna all’anno, «mentre gli elementi decorativi in questione, riguardano un numero del tutto trascurabile di capi stagionali in denim da donna».
Levi’s dal canto suo spiega che «lo scopo di questa ‘etichetta’ era permettere ‘l’identificazione visiva’ dei prodotti di LS&Co.. Considerata l’originalità dell’etichetta con il marchio registrato, Leo Christopher Lucier (il responsabile nazionale vendite che nel 1936 propose di inserire un nastro di tessuto ripiegato nelle cuciture strutturali della tasca posteriore) ha asserito che ‘nessun altro produttore di vestiti può avere altro scopo nell’apporre un’etichetta colorata su una tasca applicata esterna, se non l’unica ed espressa finalità di copiare il nostro marchio e confondere il cliente’».
