di D.B.

«Se dati, cifre e analisi confermano che la peggiore crisi economica di sempre è tutt’altro che prossima ad allentare la presa, da questa Giornata vogliamo che esca con chiarezza un messaggio altrettanto forte, coraggioso, ma non temerario: siamo ancora nel mezzo della tempesta, è vero, ma abbiamo capacità, determinazione e ancora un margine di fiducia residuo, per puntare oltre e guardare lontano». Ha voluto lanciare un messaggio di speranza il presidente della Camera di commercio di Perugia, Giorgio Mencaroni nel corso dell’undicesima Giornata dell’economia che si è tenuta martedì a Perugia. Intorno a un tavolo giovani imprenditori, la presidente Catiuscia Marini, Brunello Cucinelli, il presidente della Fondazione PerugiaAssisi Bruno Bracalente e docenti universitari. «Punti di forza esistono – ha aggiunto Mencaroni -, dobbiamo metterli a fuoco e lavorare per esaltare le potenzialità del nostro sistema produttivo, sociale e culturale, metterle a sistema e usarle come leve dello sviluppo, facendo dell’economia “che verrà”, l’economia “dell’oggi”. Le cui componenti, riconoscibili anche nel nostro sistema produttivo, devono trovare spazio preminente e le migliori condizioni per svilupparsi».

FOTOGALLERY – I VOLTI DELLA GIORNATA DELL’ECONOMIA

Uscire dalla crisi Nel corso della sua relazione Mencaroni ha poi parlato del dinamismo delle imprese giovani, superiore alla media nazionale, come fattore per uscire dalla crisi insieme all’innovazione tecnologica. Nel corso della mattinata è stato presentato al proposito un interessante studio realizzato da Francesco Venturini e Margherita Fabbri dell’Università i Perugia sul numero dei brevetti nella provincia di Perugia tra il 1979 e il 2011. Uno studio che ha messo in evidenza come spesso i «cervelli» non emigrano troppo lontano bensì, «il che è più grave» come commenta la presidente Marini, pochi chilometri al di là dei confini della regione. Il numero dei brevetti assoluti ottenuti dalle imprese della provincia è infatti minore di quello dei brevetti ottenuti dagli inventori residenti che lavorano fuori da essa. Questo risultato suggerisce che qualora questi ultimi avessero incentivi sufficienti potrebbero rientrare garantendo così un significativo aumento del potenziale tecnico-innovativo.

IL DOCUMENTO DELLA GIUNTA SULLA NUOVA PROGRAMMAZIONE UE

Brevetti e Pil «Non appaia questo, un elemento marginale» ha fatto notare Mencaroni. «Se Perugia aumentasse la propria capacità brevettuale, che ad oggi corrisponde a 58 brevetti per milione di abitanti, soltanto ai livelli di altre città simili, come Ancona (109 brevetti per milione di abitanti) o Siena (123 brevetti), in provincia di Perugia vedremmo aumentare il reddito medio per abitante di 3-3,5 punti percentuali nel breve periodo, e di 10-12 punti nel lungo periodo». Un’economia, quella della regione, che è sempre più multiculturale (altro fattore di dinamismo), «rosa» grazie al peso di quella femminile e «verde in virtù – ha detto Mencaroni – dell’espansione del settore delle energie alternative. In generale, tutto il settore delle tecnologie cosiddette “green” è in forte crescita in provincia e mostra un elevato potenziale occupazionale».

Bracalente e Cucinelli Bruno Bracalente poi, che mercoledì presenterà il nuovo logo della candidatura, ha invitato ad una azione più ferma rivolta alla valorizzazione e alla migliore utilizzazione della «risorsa cultura», «un valore – ha detto – che in Umbria può contribuire in maniera decisiva all’avvio di un nuovo modello di crescita e sviluppo». Cucinelli invece parte dal Cinquecento, «quando arrivavano i mercanti dalle Americhe con i nuovi prodotti», per inquadrare dal suo punto di vista la fase attuale caratterizzata «da un cambio di civiltà». «Siamo in un mondo totalmente nuovo – ha detto – e là fuori c’è un’umanità affascinata dall’Europa, ma dobbiamo sapere cosa dargli. Non dobbiamo avere paura perché il mondo è affascinato da noi». La domanda che ogni impresa si deve fare, sapendo che la risposta è affidata al mercato è «siamo davvero competitivi? Chiediamocelo – dice Cucinelli – senza temporeggiare. Se la risposta è no fermiamoci, fermiamo l’impresa e rinasciamo ascoltando i giovani e i nostri collaboratori. Il prodotto medio non è interessante per l’umanità nuova. Dobbiamo muoverci in fretta, perché il coraggio vuol dire non aspettare e anche capire quando una impresa deve essere fermata. Il cambio è soprattutto culturale: abbiamo bisogno di ritrovarci e tornare a vivere, magari immaginando anche un nuovo modo di consumare e di essere consumatori».

Marini: ci aspetta nuova sfida «Il vero problema – conclude infine – è capire se le istituzioni di oggi sono competitive, moderne e veloci oppure no». Istituzioni che dalla loro non possono fare tutto risponde dal palco la presidente Marini: «Alcune cose – ha detto – spettano anche alle imprese». Ad ognuno il suo mestiere quindi, senza aspettarsi interventi pubblici taumaturgici: «Le politiche pubbliche – ha aggiunto – servono solo a fare un pezzo della strada che porta fuori dalla crisi». Se a livello nazionale la presidente auspica una politica di riduzione delle tasse «selettiva per aiutare concretamente la ripartenza», a livello locale la presidente anticipa quelli che sono alcuni temi contenuti nel documento sulla prossima programmazione europea 2014-2020, pubblicato da Umbria24, che nelle prossime settimane verrà discusso con le parti sociali: «Nei prossimi sette anni ci aspetta una nuova sfida, quella di verificare se gli strumenti che abbiamo messo in campo in questi anni abbiano agito e inciso strutturalmente nel territorio. Discuteremo – ha detto – con le imprese, le associazioni e i sindacati il nuovo quadro strategico, per esaminare quanto ha funzionato e quanto no, con l’obiettivo di mettere a punto una strategia ed una strumentazione comune». Occorre una riflessione – ha detto – sulla propensione delle imprese alla ricerca e all’innovazione, sulla loro capacità d’innovare e di creare alleanze strategiche in grado di competere sul mercato. Ci sono in Umbria imprese che rappresentano una sorta di ‘punte di freccia’, che si sono messe in gioco e costituiscono un esempio per tutto il sistema. E’ su questo modello innovativo che dobbiamo concentrare gli strumenti a nostra disposizione».

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