Confartigianato è una delle undici associazioni che parteciperanno al tavolo permanente

di Daniele Bovi

«Più pragmatismo, più proposte, più impegno e più condivisione». Le associazioni imprenditoriali dell’Umbria fanno fronte comune nei confronti di politica e istituzioni e stringono un patto. Confindustria, Cia, Cna, Confagricoltura, Confapi, Confartigianato, Confcooperative, Confesercenti, Confcommercio, Coldiretti e Legacoop infatti hanno scelto di dare vita ad un tavolo di confronto permanente «sui nodi centrali della tenuta e della crescita dell’Umbria».

Il progetto Lo scopo è quello di «individuare posizioni comuni sulle scelte strategiche regionali». In ossequio al principio secondo il quale l’unione fa la forza, le undici associazioni si presenteranno così ai tavoli forti di una posizione comune e di un peso negoziale e politico importante: «Non dovremo essere più considerati – dicono – un peso o un intralcio». Il progetto verrà illustrato ufficialmente nei primi giorni di gennaio ma intanto, in una nota congiunta, si spiega come l’idea nasca «dalla condivisione della drammaticità degli avvenimenti economici» e dalla «volontà delle imprese di incamminarsi verso un nuovo modo di interpretare la loro funzione e il rapporto istituzionale».

Battaglia sui saldi In attesa di conoscere i dettagli del progetto c’è da capire come andranno i 60 giorni di saldi. Dopo un Natale magro dal punto di vista delle vendite infatti la speranza per i commercianti arriva a cavallo della scopa della Befana. Il 5 gennaio in tutta l’Umbria scattano i ribassi, terreno sul quale commercianti e consumatori si sfidano a colpi di cifre e previsioni nettamente divergenti. Secondo l’ufficio studi della Confcommercio ogni famiglia spenderà in media 403 euro in abbigliamento e accessori, circa 6,1 miliardi di euro che rappresentano quasi un quinto del fatturato annuale del settore. Dopo un autunno mite che non ha favorito la vendita di capi di abbigliamento invernali, i rincari Iva e la crisi economica la speranza, spiega Carlo Petrini, presidente del settore Moda Confcommercio della provincia di Perugia, è che l’avvio dei saldi rappresenti «una boccata d’ossigeno per le vendite».

Stime ottimistiche Le stime di Confcommercio però secondo il Codacons vanno riviste nettamente al ribasso: «Le previsioni di Confcommercio – spiega l’associazione dei consumatori in una nota – sono ottimistiche». Nel corso dei 60 giorni di ribassi si prevede un vero e proprio flop: solo il 40% delle famiglie, secondo il Codacons, potranno permettersi qualche spesa mentre le cifre procapite si aggireranno intorno ai 110 euro. «Il calo delle vendite – osserva il presidente Carlo Rienzi – in base ai primi risultati emersi da una nostra indagine, raggiungerà quota -30% rispetto ai precedenti saldi invernali». A subire i colpi più pesanti saranno i piccoli negozi e «per la prima volta – dice Rienzi – anche gli outlet e i centri commerciali vedranno una consistente diminuzione del proprio giro d’affari».

Adoc: sarà un flop Ancora più nere le previsioni dell’Adoc, secondo la quale il budget procapite non ammonterà a più di 90 euro mentre il volume d’affari sarà in calo del 30% rispetto al 2010. «Le vendite di calzature (-25%) e abbigliamento di media-bassa qualità (-35%) – dice il presidente Carlo Pileri – saranno un vero e proprio flop, anche l’abbigliamento di alta qualità avrà segno negativo, il calo previsto è del 7%. Solo l’abbigliamento sportivo riesce a contenere i danni, perdendo solo il 2%». Secondo l’Adoc, «i saldi seguono l’andamento delle vendite prenatalizie, che hanno registrato un calo del 28%, per la prima volta sono calati anche gli outlet (-6%) e i centri commerciali (-8%), sono andati bene solo mercatini (+5%) e E-Commerce (+13%). Quest’anno un regalo su tre è stato riciclato, il 15% è stato addirittura fai-da-te. Cresciuti del 10% anche i baratti.

SALDI, I CONSIGLI PER GLI ACQUISTI

Per il corretto acquisto degli articoli in saldo, Confcommercio ricorda alcuni principi di base. Cambi: la possibilità di cambiare il capo dopo che lo si è acquistato è generalmente lasciata alla discrezionalità del negoziante, a meno che il prodotto non sia danneggiato o non conforme (art. 128 e seguenti del Codice del consumo). In questo caso scatta l’obbligo per il negoziante della riparazione o della sostituzione del capo e, nel caso ciò risulti impossibile, la riduzione o la restituzione del prezzo pagato. Il compratore è però tenuto a denunciare il vizio del capo entro due mesi dalla data della scoperta del difetto. Prova dei capi: non c’è obbligo. E’ rimesso alla discrezionalità del negoziante. Pagamenti: le carte di credito devono essere accettate da parte del negoziante qualora sia esposto nel punto vendita l’adesivo che attesta la relativa convenzione. Prodotti in vendita: i capi che vengono proposti in saldo devono avere carattere stagionale o di moda ed essere suscettibili di notevole deprezzamento se non venduti entro un certo periodo di tempo. Tuttavia nulla vieta di porre in vendita anche capi appartenenti non alla stagione in corso. Indicazione del prezzo: obbligo del negoziante di indicare il prezzo normale di vendita, lo sconto e il prezzo finale.

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