di Chia.Fa.
«La Regione deve giocare un ruolo più attivo nella crisi della ex Pozzi, abbiamo chiesto un tavolo quindici giorni fa e siamo ancora in attesa di una convocazione, ma occorre chiarire se ci sono ancora investitori interessati al polo metallurgico di Spoleto e quali strumenti Palazzo Donini può mettere in campo per sostenere l’operazione».
Cgil in pressing sulla Regione Così Gianluca Rosati, delegato della Fiom-Cgil, torna ad accendere i riflettori sulle due aziende spoletine Ims (ghisa) e Isotta Fraschini (alluminio) da un anno abbondante in amministrazione straordinaria e un futuro che nonostante le trattative avviate dai commissari si stenta ancora a decifrare. E proprio alla luce dell’incertezza che continua a caratterizzare la crisi della ex Pozzi il sindacato è tornato alla carica, lanciandosi in pressing sulla Regione sollecitata a far accomodare tutte le parti coinvolte intorno a un tavolo, nell’ambito del quale si vorrebbero scoprire le carte sugli investitori effettivamente interessati alle produzioni di Santo Chiodo.
Tempi stringono L’ultimo incontro con i commissari, ricostruisce Rosati, risale a una ventina di giorni fa ma la fotografia che ne è emersa è apparsa troppo sfocata agli occhi del sindacato e delle Rsu. Di dettagli sullo stato dell’arte della procedura, che avrebbe dovuto portare almeno per Isotta Fraschini alla creazione di una data room propedeutica al bando per l’affitto del ramo dell’azienda,non ne filtrano così come si fatica a capire la posizione dei diversi soggetti che nei mesi scorsi erano risultati interessati alle due aziende. «Il tempo inizia a stringere – dice Rosati affiancato da Cristian Benedetti e Massimo Venturini – a luglio prossimo scadrà l’amministrazione straordinaria e pure la cassa integrazione, ma ancora non si intravede la strada da percorrere, per questo vogliamo che sia convocato un tavolo di crisi e venga fatta chiarezza sulle reali possibilità di vendita o affitto».
«Regione chiarisca quali strumenti può mettere in campo» Poi largo alle richieste della Regione: «Al Comune non possiamo biasimare nulla perché si sono spesi e ci hanno aiutato con l’anticipazione della cassa integrazione, ma l’assenza di Palazzo Donini ci preoccupa – attacca il sindacalista – qui c’è la necessità di capire quali sono i margini di intervento e quali strumenti l’ente possa mettere in campo per sostenere l’investimento de quindi il rilancio delle produzioni della ex Pozzi per salvaguardare 250 posti di lavoro».
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