di Daniele Bovi
I rubinetti del credito in Umbria sono chiusi con sempre maggiore forza, specialmente per le imprese che vedono aumentare le proprie sofferenze bancarie. E’ quanto emerge dall’indagine condotta tra gli intermediari finanziari della regione condotta dalla filiale umbra di Bankitalia e presentata martedì a Perugia. «La dinamica del credito – ha detto il direttore della filiale Antonio Carrubba – si è indebolita, con problemi che riguardano sia la ristrutturazione del debito che il finanziamento del circolante». Se si prendono a riferimento i dodici mesi che vanno da giugno 2011 a giugno 2012, il «forte arretramento» del credito alla clientela umbra, più marcato della media nazionale, è quantificato con un -3,7%. Una stretta imputabile, secondo Bankitalia, in particolar modo ai primi cinque grandi gruppi nazionali (-6,7%), mentre sono rimasti stabili i prestiti degli altri intermediari.
Quadro fosco Dai 59 milioni di flussi netti medi mensili nel 2011 (erano 138 nel 2010), si passa addirittura ad una cifra negativa nel 2012: -22 milioni. I rimborsi, cioè, superano le nuove erogazioni. Secondo gli ultimi (provvisori) dati disponibili forniti martedì e relativi al mese di settembre, il quadro è ancora più fosco: i prestiti calano del 4,7% contro una media nazionale dell’1,8%. Per quanto riguarda le prime cinque grandi banche, la stretta si intensifica: -7,5% mentre il segno meno fa capolino anche per gli altri intermediari (-1,4%). A preoccupare poi è il fatto che per la prima volta dall’inizio della crisi si sono ridotti anche i prestiti vivi al lordo delle sofferenze. Un calo più marcato più le imprese (-5,6%) che per le famiglie (-0,1%). Alla flessione delle erogazioni si sono associati poi costi crescenti per le aziende: nei primi sei mesi dell’anno il tasso sui finanziamenti a breve si è attestato al +7,3% (8,5% per l’edilizia).
Mutui Numeri negativi anche per il mercato dei mutui, con un rallentamento della crescita dal 5,8% al 3,6%, il calo di un terzo delle nuove erogazioni e l’aumento dei costi (4,5%, +40 punti base rispetto a dicembre 2011). Nel complesso cala la domanda di credito specialmente per le costruzioni e per lo più si finanzia il circolante e si chiede una ristrutturazione del debito. Si attenua invece l’irrigidimento delle condizioni di offerta, che rimangono comunque più stringenti della media per l’edilizia. In particolare si è puntato ad una crescita generalizzata dei margini e, in misura minore, all’aumento dei costi accessori e delle garanzie richieste. Qualche nota positiva arriverà, secondo le risposte, nel secondo semestre quando gli intermediari prevedono un leggero miglioramento sia sul fronte della domanda che su quello dell’offerta.
Le sofferenze Come detto all’inizio, un fronte preoccupante è quello delle sofferenze bancarie: nei dodici mesi terminanti a giugno 2012 sono salite del 3,1% (il 4% per le aziende). Anche quelle posizioni «in temporanea difficoltà» come incagli e ristrutturazioni del debito crescono del 5,8% (+1% rispetto a gennaio 2011). Per le famiglie invece il tasso di decadimento rimane basso e stabile (1,4%) mentre si ampliano le posizioni incagliate (dal 2,4% al 2,6%). In giugno si è registrato poi un +2,3% su base annua per la raccolta bancaria, frutto più che altro, oltre che delle maggiori remunerazioni offerte per i depositi a scadenza prestabilita, dei depositi come azioni (+48,9% a giugno 2012) e dei titoli di Stato (+10,3%). Segni più che compensano il netto calo dei depositi su conti correnti.


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