Le associazioni continuano a denunciare la scarsità di credito

di D.B.

Quasi un terzo delle imprese, il doppio di due anni fa, ha meno credito di quanto richiesto, oppure non lo ottiene affatto; scende, dal 50% al 36%, la quota di imprese che ottengono finanziamenti uguali o superiori rispetto alla richiesta; in calo, dal 49% al 42%, anche quelle che non riescono a far fronte da sole, e senza difficoltà, al proprio fabbisogno finanziario. Il quadro, relativo all’ultimo trimestre del 2011, è dell’Osservatorio sul credito della Confcommercio della provincia di Perugia che lancia l’ennesimo grido d’allarme, specialmente per quanto riguarda le microimprese del commercio e del turismo.

Grandi e piccoli Sono infatti in particolar modo queste, come testimoniano i dati pubblicati nei giorni scorsi da Umbria24, a soffrire della penuria di credito della quale invece le grandi imprese sembrano non soffrire: «I grandi clienti delle banche – commenta Confcommercio – detengono il 76% delle sofferenze bancarie, ma hanno la quasi totalità dei prestiti. Ai piccoli continuano ad arrivare le briciole, anche se dimostrano di essere pagatori più affidabili. Invitiamo il sistema bancario a rivedere questo ordine di priorità e ad ascoltare con maggiore attenzione le richieste delle piccole e piccolissime imprese, che hanno costruito e vogliono continuare a mantenere vivo il tessuto economico umbro».

UMBRIA, IL 70% DEL CREDITO AI CLIENTI PEGGIORI

Intanto, sempre secondo i dati dell’Osservatorio, nell’ultimo trimestre dell’anno passato solo il 18% delle imprese si sono rivolte al sistema creditizio per chiedere un prestito. Tutto ciò in un quadro dove le condizioni (tassi di interesse, costi di istruttoria, garanzie richieste e così via) sono «sensibilmente peggiorate». «Ci stanno uccidendo» grida l’associazione che denuncia la stretta e attacca: «Il direttore generale dell’Abi – è scritto – aveva assicurato che le banche avrebbero utilizzato la liquidità proveniente dalla Banca Centrale Europea per finanziare imprese e famiglie. Non sempre questo è successo, se è vero che anche il ministro dello Sviluppo Passera ha dovuto invitare le banche ad andare verso le imprese».

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