Montefalco, ristorante a cielo aperto (foto Donatella Tavaglione)

L’Umbria ne sarebbe comunque fuori da eventuali segnali di distensione delle misure anticovid. Che tuttavia non sembrano arrivare. Se il Governo, come è immaginabile, si adeguerà agli indirizzi del Comitato tecnico scientifico. Che, si è pronunciato sulla richiesta di valutare aperture per bar e ristoranti. Richiesta avanzata dal ministero alla Sviluppo economico per riaprire i pubblici esercizi fino alle 22 nelle zone gialle.

Il Cts La risposta è stata: «Una rimodulazione dei pacchetti di misure potrebbe modificare l’efficacia nella mitigazione del rischio». Dalla serie: non se ne parla. Rischierebbe di vanificare i risultati fin qui ottenuti e gli sforzi compiuti. Tuttavia sulla decisione «si rimanda alle valutazioni del decisore politico». Tradotto: ora decida il Governo.

Richieste C’era persino chi, come il governatore della Liguria aveva chiesto l’apertura di ristoranti in zona arancione solo a pranzo. Ci si appella anche al nuovo governo che si sta costituendo, interpellando, anticipatamente, Mario Draghi, come fa la Fipe, Federazione pubblici esercizi, chiedendo prima possibile un nuovo Dpcm per aprire sia in fascia arancione che in gialla, con il limite del pranzo per la prima e fino a orario coprifuoco la sera, per il secondo, per chi ha «spazi con tavoli».

Coldiretti e Filiera Italia Alle richieste si allinea Coldiretti che sottolinea come a sera i ristoranti registrino «l’80% del fatturato» a cui è legato l’agroalimentare he ha perso in Italia 9,6 miliardi. Coldiretti e Filiera Italia chiedono di tenere in considerazione i locali che possono garantire un reale distanziamento: «Delle importanti misure di sicurezza adottata, quali il distanziamento dei posti a sedere facilmente verificabile, il numero strettamente limitato e controllabile di accessi, la registrazione dei nominativi di ogni singolo cliente ammesso. Con tale possibilità limitata ai locali di ristorazione con servizio al tavolo – concludono Coldiretti e Filiera Italia – si coniugherebbero tutela della salute dei cittadini e ripresa dell’attività economica e lavorativa dell’intera filiera agroalimentare italiana, cui sono collegati circa 4 milioni di lavoratori”

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