Mancano ancora dieci giorni, ma sono una valanga le indiscrezioni che filtrano da palazzo Chigi sul nuovo Dpcm di Natale, che dovrebbe entrare in vigore dal 4 dicembre e probabilmente fino all’Epifania.
Scuola L’unica certezza, al momento, sembra quella relativa alla chiusura delle scuole secondarie di secondo grado (licei, tecnici e professionali) che proseguiranno con la didattica a distanza almeno fino al 7 gennaio, anche se un’ulteriore proroga è già sul tavolo,
Spostamenti Il nodo più sensibile resta quello degli spostamenti tra Regioni per il ricongiungimento familiare durante le festività, su cui sono in corso una serie di valutazioni con il Comitato tecnico scientifico. Escluso fin da ora il liberi tutti che rischierebbe di innescare viaggi e vacanze su cui pende la paura fondata di assistere a un aumento dei contagi come già avvenuto a Ferragosto, con la differenza che l’impennata anziché colpire le località balneari rischierebbe di accendere focolai in montagna. C’è poi da tenere in considerazione la fascia delle Regione: come noto al momento non si possono raggiungere quelle “arancioni” o “rosse”, ma non è escluso che per il Natale, alle motivazioni di lavoro, salute e urgenza, possa sommarsi quella del ricongiungimento familiare.
Coprifuoco L’altro nodo da passare al pettine è il coprifuoco. In queste ore l’ipotesi prevalente è la conferma della misura, anche se anziché alle 22 potrebbe scattare alle 23, con l’eccezione della serata della Vigilia di Natale quando il ritorno a casa potrebbe essere consentito a mezzanotte principalmente per permettere ai fedeli di partecipare alle funzioni religiose.
Negozi, bar e ristoranti Sembra cosa fatta, invece, la proroga sull’orario di apertura dei negozi che dal 4 dicembre dove, anche per evitare assembramenti, si dovrebbe poter fare acquisti fino alle 22. Più delicata l’apertura dei centri commerciali nel weekend, su cui la decisione è ancora piuttosto incerta. Per quanto riguarda bar e ristoranti, invece, dovrebbero continuare a valere le regole previste dalle fasce di rischio, con l’opzione meno restrittiva che resterebbe quella della zona gialla con chiusura dalle 18, fermo restando l’asporto fino alle 22 e il domicilio senza orari. Dalle Regioni in zona arancioni è arrivata al governo la richiesta di permettere ai ristoranti l’apertura per il pranzo, vietata in base alle regole oggi in vigore, ma per ora non c’è stata risposta.
