Uno dei capannoni Nardi (foto Fabrizio Troccoli)

La ripresa non riesce a prendere slancio e va sostenuta con interventi anche da parte della Regione. E’ questa la sintesi che emerge dalla lettura di Confindustria Umbria dei dati dell’indagine congiunturale sul IV trimestre 2015. Gli imprenditori la hanno analizzata nel corso della riunione della giunta dell’associazione che si è riunita nei giorni scorsi.

Ripresa rallenta Da parte di tutti, infatti, è stato messo in rilievo che la ripresa della produzione registrata nei mesi di ottobre e novembre dello scorso anno ha subito, di recente, un sensibile rallentamento, causato probabilmente dalla crisi delle banche, dall’andamento dei mercati finanziari e dal preoccupante clima di tensione geopolitica. Mentre permangono assai critiche le condizioni del settore edile e delle diverse filiere delle costruzioni, che rappresentano una componente di grande rilievo del tessuto industriale della regione.

Reagire «A questo andamento bisogna reagire – ha detto il presidente di Confindustria Umbria Ernesto Cesaretti – moltiplicando lo sforzo per introdurre innovazioni capaci di elevare la competitività delle nostre aziende e per sviluppare la loro proiezione sui mercati internazionali. Confindustria Umbria – ha aggiunto Cesaretti – accrescerà anche il proprio impegno per affiancare e sostenere le imprese che intendono perseguire tali obiettivi, offrendo anche la propria fattiva collaborazione al Governo regionale nella definizione e nella messa in atto di politiche volte a favorire il consolidamento e la crescita del sistema industriale locale, e in particolare della manifattura, fonte indispensabile e insostituibile di creazione di ricchezza e di occupazione».

Quadro di sintesi Il quadro – secondo le conclusioni dell’indagine – sostanzialmente «non negativo» ma è ancora lontano dal potersi definire estesamente soddisfacente e tanto meno tranquillizzante. L’incertezza continua a dominare nei processi decisionali delle imprese così che le previsioni per il primo trimestre del 2016 rimangono oltremodo prudenti. In ogni caso, variazioni positive di una certa consistenza saranno tanto più possibili quanto più l’atteso recupero generale del commercio internazionale toccherà anche l’Umbria e si salderà all’aumento dei consumi interni.

L’indagine Dai dati emerge come in Italia l’economia stenta a prendere quota, come già indicavano i deludenti dati del terzo trimestre, anche per l’appesantimento dai contraccolpi della debole domanda estera. Comunque, la domanda interna si sta ora rivelando più vivace e molti indicatori qualitativi autunnali (fiducia, Pmi) sono migliorati rispetto all’estate. Il bilancio del quarto trimestre del 2015 delle imprese umbre è sostanzialmente positivo e non avrebbe potuto essere altrimenti. Nella misura in cui su scala nazionale la domanda che ha fatto da traino alla produzione è stata sostenuta dai consumi interni piuttosto che dalle esportazioni l’apparato produttivo regionale ha potuto fruire di stimoli più ampi. Colpisce, però, il leggero cedimento dell’industria alimentare anche se più che compensato dal recupero messo in campo dalle imprese della meccanica e del comparto editoriale.

Le risposte delle imprese I risultati riscontrati con la presente indagine sono ripartiti in tre blocchi principali: la metà (52,8%) delle risposte comunicano una situazione di stazionarietà e dunque di riconferma dei risultati per lo più positivi conseguiti nel trimestre precedente; a seguire il blocco dei risultati inequivocabilmente positivi, relativi cioè al 29,1% di imprese che segnalano di aver aumentato la produzione; il terzo blocco, infine, che raccoglie i risultati di quante imprese (il 18,1% del totale) lamentano contrazioni di attività produttiva, per lo più moderate visto che solo un terzo scarso (il 5,8% del totale) segnala riduzione di entità molto elevata (qui indicata come oltre il – 5%).

Dimensioni e territori Sia per le piccole imprese (col 63,6%) sia per le grandi (50,8%) hanno continuato a prevalere condizioni di stabilità. Ma c’è un picco con riduzione consistente di attività per le piccole imprese (18,2%) e un altro con aumenti importanti (11,5%) per imprese con più di 20 addetti. Per quanto riguarda la distribuzione territoriale, la quota di imprese che confermano stabilità del proprio livello di produzione è piuttosto robusta in entrambe le province, ma in quella di Terni è di quasi 20 punti percentuali superiore. Tra le restanti si ha una discreta presenza di imprese che segnalano recuperi di attività produttiva. Alcune, poi, indicano incrementi piuttosto elevati (con aumenti di oltre il 5% vi sono il 12,1% delle imprese perugine e il 7,7% di quelle ternane). A completare il campione di risposte raccolte sono le segnalazioni di produzione in riduzione le quali assommano, come si è detto, al 18,1% del totale. Su base provinciale quella percentuale deriva dal 20,7% di imprese localizzate nell’area perugina e dal 7,7% di imprese localizzate nel ternano. Una integrazione del profilo precedente proviene dall’analisi delle variazioni tendenziali, cioè del confronto tra il quarto trimestre del 2015 e il corrispondente trimestre del 2014. In questo caso si nota che in provincia di Terni vi è un buon gruppo di imprese (il 53,8% del totale di quell’area) che, nel tempo, mantiene i livelli precedentemente raggiunti mentre tutte le altre (cioè il restante 46,2%) realizzano incrementi di attività produttiva. In provincia di Perugia, invece, accanto al 46,6% di imprese in espansione vi sono quelle (pari al 20,7%) che lamentano arretramenti di varia entità. Appare di conseguenza più contenuta la quota delle imprese stabili (32,8%).

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