Tutto pronto anche in Umbria per il via ai saldi invernali

di Maurizio Troccoli

Se si costruisce un ospedale con l’intento, da parte della politica, di infilarci amici e portatori di voti e non primari specializzati e personale medico competente, alla fine avremo un carrozzone costoso ed inutile, e gli ammalati privi di adeguate cure. Se si costruiscono strutture pubbliche con l’intento di trasformarle in uno stipendificio, si ottengono scarsi servizi, alti costi e più tasse per i cittadini. Se si pensa al commercio privilegiando gli interessi di privati che devono edificare, senza pensare ad una rete commerciale di qualità, in grado di corrispondere ai reali bisogni dei cittadini, allora avremo tante cubature con destinazione commerciale, molte botteghe di prossimità chiuse, l’egemonia della grande distribuzione e il collasso di un sistema commerciale di qualità efficiente, in grado di servire al consumatore e di garantire al piccolo e medio imprenditore di reggere le sfide del mercato. Queste le responsabilità che da più fronti vengono addebitate alla politica, quando finisce per essere miope rispetto alle priorità degli interventi e invece permissiva rispetto ad interesse privati con discutibili effetti o ricadute sociali. E questa è la cifra di una denuncia che Confcommercio – sia pur nei toni istituzionali e con la diplomazia opportuna – indirizza direttamente alla classe politica, a seguito di una analisi sui dati che fotografano il commercio in Umbria come un settore con estremo bisogno di «politiche vere», o quanto meno intelligenti e lontane da interessi diversi da quelli sociali e generali. Confcommercio non lo manda a dire ai politici di casa nostra e non lo manda a dire neppure all’agenzia dell’Aur che ha fornito dei dati, «incompleti», stando al parere dell’organizzazione che rappresenta i commercianti: «non aggiornati, quindi non corrispondenti alla situazione attuale e ai forti cambiamenti sopraggiunti nel settore» e che, messi così, potrebbero determinare la base «sbagliata» su cui si andrà a pianificare la strategia per il futuro. Ma entriamo nel merito della forte presa di posizione di Confcommercio.

Mancano politiche vere “Quello che manca al commercio sono politiche vere”. All’indomani della presentazione del Rapporto di ricerca dell’AUR “La distribuzione commerciale in Umbria”, Luciano Ioni, presidente della Confcommercio regionale dell’Umbria, intende aprire un dibattito su quelle che sono le vere emergenze per il settore. «Fino ad oggi – precisa Ioni – il settore è cresciuto senza una vera e propria politica di indirizzo. Le normative si sono occupate più che altro di aspetti di dettaglio, anche se importanti, come orari, metri quadrati o saldi. Normative “statiche”, che hanno finora favorito la politica del mattone, nel senso che troppo spesso la programmazione commerciale è stata subordinata alle politiche per l’edilizia o, come ha sostenuto lo stesso assessore regionale al commercio Fabrizio Bracco nel corso della presentazione della ricerca AUR, o nel senso del primato del privato che costruisce a scapito del primato del governo del territorio dal punto di vista della distribuzione commerciale».

La politica dica cosa vuole fare da ora in avanti «Questo tipo di approccio, che ha contribuito pesantemente a condizionare il processo di spopolamento dei nostri centri storici, non è più accettabile. Le migliaia di imprese che, soprattutto in questi anni difficilissimi, hanno dimostrato la disponibilità di tenere sul mercato anche a costo di tirare duramente la cinghia, vogliono oggi sapere quale obiettivo si pone la politica nei confronti del settore del commercio, quale visione è destinata a sostenere la definizione di una norma organica. Il settore rivendica strutture, competenze, risorse non solo economiche ma anche in termini di progettazione: la stessa attenzione da sempre dedicata ad altri comparti, che in questo momento non sembrano produrre risultati adeguati alle energie impiegate in termini di occupazione o di fatturato».

Dati incompleti «Quanto ai dati presentati dall’AUR – continua il presidente di Confcommercio – concordiamo con l’assessore Bracco sulla necessità di avere una situazione più aggiornata del comparto, che negli ultimi due anni è cambiato in maniera sostanziale. La nostra preoccupazione è che questi dati – che, riferendosi al 2008 fotografano, oltretutto con un alto livello di imprecisione, una situazione che già non esiste più – siano poi utilizzati come base per gli interventi di programmazione. La declinazione del criterio della pluralità dei format, strategico per il futuro governo del settore, non può avvenire in base ad essi».

I dati del ministero Come dimostrano i più recenti dati del ministero dello Sviluppo economico, il settore è saturo. L’Umbria, infatti, si colloca al secondo posto, dopo il Friuli Venezia Giulia, per incidenza della grande distribuzione organizzata in relazione ai numero di abitanti (Friuli: 303 mq/1000 abitanti, Umbria: 285 mq/1000 abitanti) e al quarto (con 102 mq/ esercizio) per superficie di vendita media per esercizio commerciale, dopo il Friuli (116 mq/ esercizio), il Veneto e la Lombardia (103 mq/esercizio).

La scommessa è la qualità “La spinta di cui necessita il commercio – conclude Luciano Ioni – non è certo di carattere quantitativo, sia per la contrazione dei consumi che non si sta fermando, sia perché, soprattutto, non ci sono attualmente gli spazi che la ricerca dell’AUR lascia intravedere. Occorre al contrario una spinta di tipo qualitativo, per favorire l’ammodernamento e lo sviluppo della rete distributiva esistente: la vera sfida del nostro tempo. Bisogna scongiurare il rischio che, tenuto conto dei tagli del governo e le prospettive del federalismo, i Comuni siano tentati di costruire i bilanci puntando ancora sulla carta della quantità delle strutture e non sulla loro qualità e sul servizio che esse sono in grado di offrire ai cittadini”.

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