di Dan. Bo.
Al centro del bersaglio degli imprenditori umbri c’è la classe politica, «nazionale e locale, senza distinzioni di bandiera». Una classe politica «ritenuta inadeguata ad affrontare la crisi in maniera efficace». Nel giorno che precede il terzo forum di Confcommercio Perugia dedicato a «Piccole imprese, grande risorsa», l’associazione diffonde un’altra indagine che rappresenta un duro attacco al mondo politico. Critiche che con tutta probabilità sono l’antipasto di quello che sarà il discorso tenuto dal presidente Giorgio Mencaroni venerdì mattina alla sala dei Notari di Perugia. Discorso che in molti prevedono come ricco di pepe e di provocazioni.
Lo studio Lo studio della Confcommercio di Perugia è stato condotto su un campione di 200 imprese che, oltre a mettere la politica sulla graticola, indica come il vero «cruccio» delle aziende oggi siano «le tasse, le tariffe e i tributi: sono questi – secondo il 62% del campione – i freni alla ripresa della nostra regione». «A volte – scrivono – un’azienda è costretta addirittura ad accendere un mutuo per pagare tasse o contributi». E così tra tasse, tributi, tariffe e mutui vengono erosi i margini di guadagno «a discapito degli investimenti in innovazione o risorse umane». Le altre barriere all’esercizio d’impresa, secondo il campione Confcommercio, sono le difficoltà di accesso al credito (22%), il peso e i costi della burocrazia (20%) e il troppo elevato costo del lavoro (15%).
Mancano scelte coraggiose Alla classe politica locale e nazionale invece il campione di imprese ascoltate da Confcommercio imputa «l’assenza di decisioni coraggiose che andrebbero a toccare le rendite improduttive e talune vere e proprie “caste”, in primis la stessa politica». Sarebbe quindi la politica, nella lettura delle imprese di Confcommercio, la maggiore responsabile delle difficoltà di risalita dalla crisi. Per imboccare la strada della crescita servono, secondo le aziende umbre, «decisioni coraggiose e scelte impopolari».
Previsioni fosche In questo scenario sono pochi i commercianti a vedere la luce in fondo al tunnel. Le aspettative per il futuro infatti sono fiacche: il 16% delle imprese non avverte segnali di ripresa nel proprio settore, mentre il 53% non vede schiarite in nessun settore. Ugualmente bassa è la percentuale delle imprese (13%) che immagina di chiudere il 2011 meglio dell’anno passato. Per la maggioranza (55%) quest’anno sarà ancora peggio del 2010, che era stato giudicato «annus horribilis» per l’economia. Il 33% pensa invece che per la loro impresa l’anno in corso si chiuderà in modo sostanzialmente uguale a quello precedente.

