E’ ancora crisi nera per la suinicoltura umbra. Ad affermarlo è la Confagricoltura regionale che torna a denunciare con forza la gravissima situazione che investe il settore zootecnico umbro. Un quadro, quello tracciato da Confagricoltura Umbria, destinato a peggiorare nei prossimi mesi con inevitabili ripercussioni su tutta la filiera (allevamenti, mangimifici, salumifici, trasporto, rete vendita, veterinari, ecc.) dove operano circa 300 aziende e oltre 2mila addetti con l’indotto.

Situazione inasprita «Negli ultimi mesi – fa sapere il presidente Guido Vivarelli Colonna – la situazione si è ulteriormente inasprita. Gli allevatori umbri subiscono i contraccolpi di una congiuntura che rischia di scaricare principalmente sulle loro imprese gli effetti della gelata dei consumi e della crisi economica in generale. Ma è proprio in un periodo difficile come questo che si fa sentire tutta la fragilità della suinicoltura nostrana che ha perso in poco più di un anno oltre 230 mila capi e che si traduce nella difficoltà di controllare la produzione, anche se vi sono importanti strutture organizzate».

A rischio l’intera filiera Il rischio, ormai concreto, secondo Confagricoltura, di perdere aziende importanti di tutta la filiera (si veda il caso del mangimificio Checcarini), impone molto più di una riflessione e «ci spinge a richiamare l’attenzione sull’urgenza di adoperarsi per l’adozione di misure di carattere normativo e finanziario, in grado di consentire alle imprese di riposizionarsi e di riguadagnare margini di competitività. Occorre concretizzare ed attivare iniziative ed interventi da tempo necessari – prosegue Confagricoltura -, in grado di offrire non una momentanea boccata di ossigeno, ma un concreto futuro a tutta la filiera della carne suina». La situazione attuale, per Confagricoltura Umbria, vede paralizzato un settore del quale, invece, c’è estremo bisogno, vista anche la tipicità dei prodotti zootecnici che vengono dall’Umbria.

Necessario un rilancio «E’ indispensabile – si sostiene ancora – continuare a mantenere alta l’attenzione su uno dei principali settori produttivi della zootecnia. La crisi sta mettendo in ginocchio un comparto unico, la cui ampia e riconosciuta notorietà è strettamente legata alle caratteristiche di qualità, salubrità e sanità che i nostri allevatori riescono a determinare sin dalle prime fasi dell’allevamento dei maiali destinati alle produzioni. Ricordiamo a riguardo che la genetica suinicola umbra viene esportata in tutta Italia. E’ quindi necessario rilanciare la suinicoltura proprio partendo da quelle aree del territorio da sempre vocate all’allevamento. Ma è fondamentale comprendere che la crisi del settore suinicolo umbro, che si consuma sotto gli occhi di tutti, spesso in maniera silente, emergerà in tutta la sua imponenza – conclude Confagricoltura – quando la situazione coinvolgerà e travolgerà pezzi importanti della filiera, come sta già avvenendo per il settore mangimistico».

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