di Daniele Bovi
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La legge propedeutica al testo unico sul commercio, recentemente approvata dal consiglio regionale umbro, viola la Costituzione. Il consiglio dei ministri infatti, nella seduta di mercoledì, ha deciso di impugnare di fronte alla Corte costituzionale il testo votato il 23 aprile scorso perché, spiega il governo attraverso il ministro per gli Affari regionali Graziano Delrio, è in contrasto con gli articoli 41 e 117 della Carta fondamentale, ovvero quello sulla libertà di iniziativa economica e quello che ripartisce le competenze tra Stato e Regioni.
L’impugnazione In particolare, in questo secondo caso il governo giudica la legge umbra in contrasto con il punto «e», che affida alla esclusiva potestà dello Stato «moneta, tutela del risparmio e mercati finanziari; tutela della concorrenza; sistema valutario; sistema tributario e contabile dello Stato; armonizzazione dei bilanci pubblici; perequazione delle risorse finanziari». Al momento non sono stati diffusi i dettagli dell’impugnativa e quindi non è chiaro quali sono le norme del testo, complesso e che tocca molti ambiti (dall’istituzione dei «negozi storici» ai distributori di benzina fino alla formazione degli operatori del settore), oggetto delle censure.
