di Daniele Bovi
«Chiuso?». «Chiuso, da stamattina». «E gli sconti, gli incentivi?». «E’ tutto chiuso». «Ma è fallito?». «No, ancora no». Di fronte alla sede corcianese di Montagna Group, una delle concessionarie di auto più importanti della regione e che giovedì ha comunicato la chiusura, in molti increduli si fermano con le auto. A rispondere agli automobilisti ci sono i 65 lavoratori ora in cassa integrazione, fino al 31 dicembre, e con davanti un enorme punto interrogativo sul proprio futuro. L’azienda fallirà, si chiuderà un concordato oppure arriverà «un matto», come dicono i dipendenti, a rilevare tutto? Una delle priorità, al momento, è quella di accreditare il prima possibile gli assegni relativi alla cassa integrazione. Le procedure burocratiche potrebbero portare via anche due mesi. Troppi per chi, come i 65 dipendenti di Montagna (in’Umbria aziende così grandi sono una rarità), da mesi non vede il becco di un quattrino.
Bollette e mutui E intanto bollette e rate dei mutui, per non parlare delle normali esigenze delle famiglie, «corrono». Per la precisione mancano le mensilità di giugno, luglio, agosto e settembre: «Alle istituzioni – dice un dipendente – chiedo di non abbandonare questi lavoratori e di fare di tutto per ottenere la cassa integrazione il prima possibile. Qui le bollette e i mutui corrono: serve subito una mediazione con l’azienda per ottenere gli arretrati». La maggior parte di questi lavoratori sono giovani e sono uomini: meno di dieci quelli che lavorano in amministrazione, una quindicina i venditori e il resto addetti a tutte le altre mansioni che mandano avanti un colosso come Montagna. Ma come si è arrivati alla situazione in cui una concessionaria così importante dice ai suoi dipendenti che non c’è più un euro in cassa?
Le prime avvisaglie Le prime avvisaglie arrivano alla fine di giugno. Ci sono difficoltà a pagare gli stipendi, si proverà ad attivare una linea di credito con le banche (opzione poi fallita). Nel frattempo i dipendenti vanno avanti e, come racconta Andrea, dal 1995 in azienda, «ci dicevano che dovevamo lavorare col sorriso. Io ho due mutui e tre figli e quello che ritengo più grave è che l’azienda ci ha presi in giro: ci dicevano che le cose si sarebbero sistemate. Alle istituzioni chiedo un aiuto concreto per chi, come noi, ha sempre pagato tutto. Promesse ne ho sentite tante, fatti pochi. Ora speriamo che la Ford ci venga incontro». Già, perché in questa crisi uno dei problemi sta proprio nella casa automobilista fondata agli inizi del secolo scorso da Henry Ford.
Il parco macchine Se una parte della crisi dell’azienda si può spiegare con il momento nero del mercato automobilistico, i lavoratori di Montagna mettono nel mirino anche altro. Come spiega un venditore, ogni mese la casa madre manda delle auto da vendere alla concessionaria: anche 30, 40 o 50 al mese che l’azienda deve pagare. Finché il mercato tira i costi si ammortizzano e si guadagna, ma quando il barometro segna brutto e si continua a spedire auto iniziano i problemi. Le fatture di pagamento sono a 70 giorni, ma a volte per arrivare un’auto ce ne mette anche 30-40. E così nei piazzali ci sono sempre più macchine e per venderle e pagare i tempi si accorciano. Inoltre sul banco degli imputati finiscono anche quelli che i lavoratori ritengono «investimenti immobiliari sbagliati dell’azienda». «Guardi questa sede – dice un venditore indicando quella di Corciano -: una così grossa non ce l’hanno manco negli Stati Uniti». E poi si citano i casi di Città di Castello e di Foligno.
Cgil: si faccia luce Martedì il sindaco di Corciano Nadia Ginetti ha promesso di incontrarli, poco dopo dovrebbe fare le Regione con l’assessore allo Sviluppo Vincenzo Riommi: «Chiediamo – spiega in una nota Stefania Cardinali, segretario generale della Filcams Cgil di Perugia – di fare piena luce sulla attuale situazione finanziaria del gruppo Montagna e su eventuali evoluzioni di carattere societario». Il sindacato sottolinea poi che quello di Montagna non è purtroppo un caso isolato: «La crisi del mercato dell’auto, a livello nazionale e ancora di più sul territorio, sta mettendo in ginocchio il settore delle concessionarie. Le richieste di cassa integrazione fioccano e noi vorremmo richiamare la massima attenzione delle istituzioni su questa situazione, oltre che ribadire alle aziende che c’è necessità di massima trasparenza e lealtà nei confronti dei lavoratori. Il caso Montagna dove fino a un mese fa era tutto apposto e oggi siamo alla chiusura, insegna».

