di Daniele Bovi
Carbone addio. Il futuro della centrale Enel di Gualdo Cattaneo passa da due strade, ossia dalla riduzione delle emissioni previste nella nuova Aia (Autorizzazione integrata ambientale) rilasciata dal ministero e dal protocollo d’intesa che coinvolge Enel, facoltà di Ingegneria dell’Università di Perugia e nomi importanti dello scenario industriale umbro. Intesa che verrà siglata l’8 giugno prossimo. Smentendo qualsiasi rilancio dell’opzione carbone, l’assessore regionale all’Ambiente Silvano Rometti risponde alle critiche sollevate dall’Idv di Dottorini e rivela che il futuro della centrale di Gualdo potrebbe chiamarsi lignina. Ovvero il sottoprodotto del processo di produzione del bioetanolo che andrebbe a sostituire il carbone con notevoli vantaggi ambientali.
Il progetto La nuova autorizzazione rilasciata dal ministero all’Enel, oltre a prevedere una riduzione delle emissioni impone all’azienda di predisporre entro cinque anni un progetto di adeguamento e riconversione della centrale a carbone. Il primo passo del progetto, depositato presso la Ue, prevede l’avvio di colture dedicate come mais o canna da zucchero. Utilizzando poi vapore ad alta temperatura e ad alta pressione verrà prodotto bioetanolo (tra i possibili siti produttivi c’è anche quello delle Officine Bosco di Terni): ottenuto il bioetanolo rimane appunto la lignina, il biopolimero più usato dopo la cellulosa. Lignina che presenta alcuni vantaggi come l’alto potere calorifero e il il basso tasso di emissioni inquinanti. Ecco perché potrebbe essere scelta, se il progetto andrà in porto, per sostituire il carbone. Tra i partner, secondo quanto trapelato, ci potrebbero essere dei big della green economy umbra come Ternienergia e Angelantoni.
La riduzione delle emissioni Prima che il progetto vada in porto però l’autorizzazione ministeriale impone all’Enel tutta una serie di misure volte ad abbattere l’emissione di sostanze inquinanti. «In particolare – spiega l’assessore – le concentrazioni dei principali inquinanti, a partire dal biossido di zolfo (SO2) che costituisce l’elemento maggiormente critico in una centrale a carbone, hanno subito le seguenti riduzioni: il valore di concentrazione di SO2 autorizzato è 400 mg/Nm3, a fronte di un limite di legge pari a 1.600 mg/Nm2; il valore di concentrazione di NO2 autorizzato è 400 mg/Nm3, a fronte di un limite di legge pari a 600 mg/Nm2, mentre il valore di concentrazione di polveri autorizzato è 25 mg/Nm3, a fronte di un limite di legge pari a 50 mg/Nm2». Nel complesso, si dovrà marciare verso una riduzione del 70% del biossido di zolfo. Tutti provvedimenti che porteranno la centrale a lavorare per molte meno ore rispetto a quelle attuali.
La risposta a Dottorini Numeri alla mano l’assessore ha voluto così rispondere alle critiche lanciate nei suoi confronti dal capogruppo dell’Idv in Consiglio regionale Oliviero Dottorini, che aveva paventato un rilancio della centrale a carbone di Gualdo giudicato «anacronistico e politicamente bocciato da una mozione del 2007 approvata dal Consiglio regionale». «La posizione tenuta dalla giunta regionale sulla centrale – dice Rometti – è stata apprezzata e condivisa nel corso di un’assemblea pubblica che si è tenuta proprio sul territorio che ospita la centrale e alla quale erano presenti oltre 300 persone, tra le quali non ho notato la presenza del consigliere Dottorini che forse, ha perso un’occasione per spiegare ai presenti che sarebbe meglio chiudere la centrale dall’oggi al domani». «Piuttosto che polemiche strumentali – dice Rometti – sarebbe stato sufficiente un confronto diretto al quale non mi sono mai sottratto, come sono solito fare con tutti i consiglieri di maggioranza e opposizione».

