di Daniele Bovi
La crisi delle cave non accenna a fermarsi e così la Regione offre, agli imprenditori del settore, la possibilità di non pagare i canoni fino al 2016 e di ‘spalmare’ poi quanto dovuto in un massimo di sei anni. La moratoria per il 2014 e il 2015 era stata inserita ad aprile nel Collegato al bilancio e ora, dopo la prima proposta di regolamento, arriva la versione definitiva varata la settimana scorsa dalla giunta. Alla base del provvedimento, che vale per tutte quelle realtà (come ad esempio il settore delle acque minerali) che devono corrispondere un canone, c’è il riconoscimento di una crisi che va avanti da almeno sette anni: tra 2006 e 2012 il calo della produzione è stato del 45% mentre, secondo i primi dati provvisori, nel 2013 si è registrato un altro 10% in meno. Insomma, il settore ha visto dimezzare la produzione.
I numeri Stando all’analisi degli uffici di palazzo Donini, su 66 cave attualmente attive nella regione, sei hanno estratto meno di mille metri cubi e quindi non debbono versare nulla; 18 meno di 5 mila euro, 8 tra 5 e 10 mila euro, 13 tra 10 e 20 mila, 4 tra 20 e 30 mila, 6 tra 30 e 50 mila, 8 tra 50 e 100 mila mentre in tre casi si superano i 100 mila euro. L’importo più alto da versare nelle casse della Regione è invece di 291.325 euro. Il regolamento spiega che queste cifre dovranno essere pagate in rate annuali a partire dal 2016: due anni sono concessi per importi fino a 20 mila euro, quattro tra 20 e 60 mila euro e sei per più di 60 mila euro. Se non si paga una rata, scatterà l’obbligo di fare un versamento unico.
La crisi La crisi di questi anni, connessa a quella dell’edilizia, ha avuto come conseguenza anche un calo netto degli introiti derivanti dai canoni, già non certo alti: mentre nel 2006 infatti nelle casse della Regione veniva versato circa 1,5 milioni di euro, nel 2012 la cifra è scesa a 850 mila euro e, per quanto riguarda il 2013, la previsione è simile. Complessivamente le autorizzazioni sono 95 (67 nella provincia di Perugia e 28 in quella di Terni) e i Comuni con maggior numero di attività autorizzate sono, per quanto riguarda la provincia di Perugia, Nocera Umbra (7), Bastia Umbra e Perugia (5), Foligno, Spoleto e Todi (4); per la provincia di Terni Narni (7) e Castel Viscardo (4).
Produzione giù Tornando ai numeri che riguardano la produzione, dai 5 milioni di metri cubi del 2000-2001 si è passati ai 6,4 milioni del 2005. Da qui e fino al 2007, il dato si è stabilizzato su questo livello per poi subire una contrazione del 30% attestandosi, nel 2010, a circa 4,5 milioni di metri cubi. Valori che nel 2011 hanno subito un calo del 3-4%, mentre nel 2012 la flessione è stata del 20%. Il settore più colpito è il basalto (-73%), seguito dai calcari (- 45%), argille (- 43%), ghiaie e sabbie (- 30%).
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