Presidio lavoratori Perugina foto Fabrizio Troccoli

«Solidarietà e non cassa integrazione». Questo è il messaggio che emerge con chiarezza dalle assemblee che si stanno svolgendo alla Perugina Nestlè di San Sisto (Perugia), dopo che l’azienda ha comunicato la decisione unilaterale di procedere all’attivazione della cassa integrazione ordinaria per 867 lavoratori.

Consapevoli della crisi «Siamo consapevoli delle gravità della crisi in essere – si legge in una nota congiunta di Cgil, Cisl, Uil e Rsu -, ma siamo altrettanto consapevoli che i suoi effetti sono amplificati oltremodo dalla mancata reazione, attraverso scelte industriali coraggiose ed investimenti, da parte del management italiano. Per questo non riteniamo accettabile scaricare in modo superficiale le conseguenze di questa situazione esclusivamente sul salario dei lavoratori, attraverso l’utilizzo di un ammortizzatore passivo e difensivo quale è la cassa integrazione».

Meglio la solidarietà I lavoratori preferiscono la soluzione del contratto di solidarietà che «al contrario presuppone un accordo su un piano industriale che va condiviso con i sindacati e con la Rsu. Piano industriale che deve dare una prospettiva seria a fronte della quale i lavoratori possano affrontare i sacrifici che vengono loro richiesti, sapendo sono finalizzati al rilancio della loro fabbrica. L’atteggiamento di Nestlé e la mancanza di un guida forte a livello di direzione azienda non offrono al momento queste garanzie».

La nota dell’azienda Intanto la Nestlè-Perugina attraverso una nota fa sapere di essere disponibile al dialogo con i sindacati. “Per fronteggiare il periodo di calo produttivo, come gia’ fatto nel recente passato, Nestlè ha proposto il ricorso alla cassa integrazione ordinaria, destinata nelle intenzioni aziendali a coinvolgere, a rotazione, circa 200 addetti. L’azienda e’, tuttavia, disponibile a proseguire nel dialogo con i sindacati al fine di trovare le soluzioni migliori e piu’ idonee per adeguare il modello produttivo alla nuova realtà di business, tutelando sia la competitività della fabbrica Perugina, sia i lavoratori coinvolti». «Lo stabilimento Perugina di San
Sisto – continua la nota -, centro di produzione di eccellenza di specialità dolciarie a base di cioccolato per l’Italia e per l’estero opera in un contesto di business caratterizzato da consumi fortemente stagionali. Negli ultimi anni questa stagionalità e’ andata sempre più accentuandosi, per corrispondere alle esigenze dei clienti e soprattutto della grande distribuzione che, sempre più, concentrano l’acquisto dei prodotti nei momenti ravvicinati a quelli del consumo, questo sia per una gestione più efficiente delle scorte, sia per garantire la massima freschezza del prodotto, a beneficio dei consumatori finali. Questo impone che la produzione sia realizzata durante il periodo di punta dei consumi, spingendo di conseguenza verso una sempre maggiore stagionalizzazione e concentrazione delle produzioni in determinati momenti dell’anno, con un conseguente periodo di non stagionalità e di forte calo della produzione a partire da
marzo. Per continuare a garantire la freschezza e la qualità dei nostri prodotti dobbiamo dunque adeguare il nostro modello produttivo e produrre sempre più vicino ai momenti di consumo».

Sciopero Alla luce di tutto ciò dalle assemblee è emersa «la volontà di reagire a questa scelta unilaterale con la proclamazione dello stato di agitazione permanente e di un pacchetto di 8 ore di sciopero da utilizzare a supporto della trattativa».

Boccali «Mettere in cassa integrazione una intera fabbrica è una decisione che suscita allarme. Tanto più se la fabbrica si chiama Perugina. Agli 867 lavoratori interessati dalla decisione unilaterale dell’ azienda e alle loro famiglie vanno la solidarietà ed il sostegno della città, a partire dalle istituzioni». E’ questa la posizione del sindaco Boccali, che oggi, sulle recenti vicende della Perugina, ha contattato per telefono i vertici dell’azienda ed ha incontrato i sindacati a Palazzo dei Priori. Dalle Rsu ha ascoltato la contrarietà all’adozione di un ammortizzatore sociale come la cassa integrazione ordinaria ed anche le forti preoccupazioni, anche e soprattutto riguardo al futuro della fabbrica di San Sisto ed al ruolo che questa potrà avere all’interno del sistema produttivo Nestlè. «Responsabilmente – ha detto Boccali al termine dell’ incontro – i sindacati hanno indicato strade alternative, per esempio i contratti di solidarietà, e soprattutto chiedono che si parli di un piano industriale e di investimenti che rilancino la produzione. Sono posizioni ferme ma costruttive, in linea, del resto, con la storia sindacale della fabbrica. L’ azienda ne tenga conto, perché l’obiettivo è prima di tutto tutelare il lavoro, ma in un contesto di sviluppo di un marchio che resta un simbolo forte del made in Italy, e che per Perugia rappresenta un pezzo importantissimo di storia, non solo industriale». Il sindaco ha preso l’impegno di investire della questione Perugina anche la presidente della Regione. «Chiederemo – ha detto – che si riapra il tavolo delle trattative, e che in quella sede si discuta anche delle questioni strutturali e di prospettiva che preoccupano lavoratori e sindacati».

La curia «La notizia della richiesta della cassa integrazione ordinaria per 867 lavoratori della Nestlé-Perugina – scrive la Curia in una nota stampa – è un ulteriore e grave segno della situazione di crisi del lavoro in Umbria e nell’area del Perugino, che ha già colpito molte piccole e grandi aziende e che ora tocca un’azienda-simbolo della città. L’Ufficio diocesano per la Pastorale sociale dell’Archidiocesi di Perugia-Città della Pieve, mentre esprime la preoccupazione per la sorte dei lavoratori e delle loro famiglie, cui desidera comunicare tutta la vicinanza e la solidarietà della Chiesa perugino-pievese, fa appello alla responsabilità di tutte le parti in causa, soprattutto di chi ha ruoli direttivi, perché siano messi al centro dell’attenzione prima di tutto la dignità e il futuro delle persone che lavorano e delle loro famiglie. Vanno cercate soluzioni che non tolgano la speranza e la fiducia verso il futuro. Il prossimo venerdì 7 marzo l’arcivescovo Gualtiero Bassetti, nel quadro della Visita pastorale di ambiente, incontrerà i lavoratori della zona industriale di San Sisto in Perugia per celebrare con loro l’Eucaristia; l’appuntamento offrirà l’occasione per esprimere i sentimenti di solidarietà che egli ha avuto modo di manifestare nel corso degli incontri già svoltisi con altri gruppi di lavoratori e imprenditori».

Pampanelli Prc «Esprimiamo massima solidarietà ai lavoratori della Perugina  – ha detto Emiliano Pampanelli, capogruppo Prc in Comune – che, ancora una volta, vedono davanti a loro un futuro incerto. Ci preoccupa infatti quello che emerge dalla comunicazione dell’azienda riguardo al calo di vendite con la conseguente esigenza di mettere in cassa integrazione 867 lavoratori per far fronte al calo della produttività. In un contesto di crisi economica con settori produttivi che subiscono forti contrazioni della domanda è necessario creare un fronte comune e compatto tra forze politiche e sociali per affrontare l’emergenza e attivare un Piano del lavoro a Perugia e in Umbria. Una vertenza che difenda i livelli occupazionali delle aziende del territorio e che rimetta al centro il tema del lavoro e dei diritti».

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