
di Daniele Bovi
Mirerebbe a generare utili, nel primo anno, tra un milione e mezzo e due milioni di euro il progetto di «spacchettamento» di Umbra Acque Spa combattuto a testa bassa da Cgil, Cisl e Uil, che lunedì mattina sono tornate a tuonare contro la creazione della nuova società di scopo appellandosi anche a Wladimiro Boccali, sindaco del Comune di Perugia che è il primo degli azionisti di parte pubblica. La società che serve 500mila persone, 230mila utenze, 7mila chilometri di acquedotto e 3500 di fogne gestendo anche 170 depuratori, è infatti per un 60 per cento in mano ai 38 Comuni dell’Ati2 (il 33% è posseduto dal Comune di Perugia), mentre il restante 40 è di proprietà di Acea.
La nuova srl I suddetti utili, secondo la versione dei sindacati, verrebbero realizzati sulla pelle degli utenti tramite ulteriori aumenti delle tariffe. Secondo Cgil, Cisl e Uil infatti il progetto che la società ha in mente attiene alla creazione di una società di scopo dove inserire alcuni servizi come laboratorio di analisi, settore ingegneria e tecnico, automezzi, patrimonio e così via. Secondo l’attuale piano d’ambito, riferiscono i sindacati, il patrimonio non è riconosciuto mentre con questa mossa si mirerebbe anche a cedere alla nuova srl quelle parti di patrimonio come sedi, attrezzature e mezzi già di proprietà di Umbra Acque. I costi dell’affitto richiesto poi verrebbero scaricati sulle bollette degli utenti. Da una parte, insomma, verrebbero messi i servizi, mentre dall’altra rimarrebbe la gestione nuda e cruda della rete.
Un’operazione speculativa «E’ un’operazione speculativa – attacca Renzo Basili della Filctem Cgil – che mira solo a portare utili ad Acea». Utili stimabili, dicono i sindacati, in un più 7 per cento. Nel 2009 la società ha chiuso il bilancio con un attivo di 1,8 milioni mentre quello 2010, non ancora chiuso, dovrebbe far registrare una performance ancora migliore. Ad infastidire ulteriormente i sindacati c’è il fatto che una decisione così strategicamente importante potrebbe essere presa da un cda in scadenza: «L’attuale consiglio di amministrazione – spiega sempre Basili – scade il 30 aprile: fermiamoci e ragioniamo sopra il progetto con il prossimo consiglio di amministrazione».
Svuotamento e sprechi I sindacati in sintesi denunciano un vero e proprio «svuotamento» di Umbra Acque con il solo scopo di generare utili per il socio privato: un’operazione «speculativa» senza «un progetto credibile per l’Umbria». Anche perché, sottolineano le organizzazioni dei lavoratori, i problemi sono ancora tanti: «Abbiamo una dispersione di acqua – attacca Claudio Ricciarelli della Cisl – che va dal 30 al 50 per cento. Questo significa bruciare ogni anno qualcosa come 4 milioni di euro per mancanza di efficienza. In Germania il tasso di spreco si ferma al sette per cento». Senza dimenticare «l’aumento delle tariffe pari al 50 per cento». «Anche se il progetto ufficiale – aggiunge Ricciarelli – non ci è stato presentato – questo cda in scadenza non ha l’autorità per assumere decisioni così importanti».
Appello a Boccali «La logica – fanno notare i sindacati – è sempre la stessa: mettere in atto il modello a contenitore per realizzare finanza creativa. Uno strumento necessario per aggirare alcune poste di bilancio» che porterebbe però «allo sfascio un’organizzazione del lavoro mettendo a rischio alcune decine di posti di lavoro senza portare alcun beneficio alle tariffe». E mentre martedì pomeriggio i 38 sindaci si riuniranno con l’azienda proprio per discutere dello «spacchettamento», il segretario regionale della Cgil Mario Bravi, come detto in apertura, si appella al sindaco Boccali «affinché blocchi questo percorso autoritario e inaccettabile nel metodo e nel merito. Noi le riforme le abbiamo sempre volute, e la società unica dei trasporti lo dimostra, ma questa è una controriforma che va assolutamente bloccata. Umbra Acque è un bene comune che va difeso».
La controproposta Come controproposta i sindacati nell’ottobre scorso avevano prospettato ad Umbra Acque un’aggregazione con gli altri due soggetti gestori dell’Umbria per unire attività e servizi «che possano portare realmente un beneficio per la riduzione dei costi tariffari al cittadino che sono in continuo aumento». «Di fronte a questa proposta però – dice Basili – non abbiamo riscontrato la volontà di Umbra Acque di tornare indietro dal progetto».

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