di Daniele Bovi
I dipendenti della Camera di commercio di Perugia sono sul piede di guerra. Sullo sfondo c’è la riforma del sistema camerale voluta dal governo e la fusione tra Perugia e Terni, ricca di incognite e di problemi tanto che Cgil, Cisl e Uil nei giorni scorsi hanno dichiarato lo stato d’agitazione, scrivendo anche al prefetto Antonella De Miro. Sul tavolo i nodi da sciogliere sono molti: in primis c’è la questione del taglio draconiano dei diritti annuali incassati dalle Camere, che rappresentano la loro prima fonte di sostentamento. Per il 2015 la sforbiciata è del 35%, che sale al 40% nel 2016% e al 50% nel 2017. Per la Camera di commercio di Perugia questo significa che nel 2015 l’ente dovrà fare a meno di qualcosa come 3,3 milioni di euro: dai 9,5 del 2014 si passerà infatti a 6,2. Cifre che hanno portato l’ente camerale a varare un documento di programmazione strategica in cui si usa l’accetta più che il bisturi.
Stato d’agitazione Secondo i sindacati il taglio dei diritti porterà gli enti «verso una lenta e progressiva agonia». Quanto alla riforma, nei giorni scorsi è stato sgomberato il campo da uno dei punti più contestati, ovvero il passaggio del Registro imprese dalle Camere al ministero dello Sviluppo, ma rimane la necessità di fondersi dato che secondo la riforma una Camera può esistere laddove ci siano almeno 80 mila imprese. In questo quadro i sindacati chiedono la tutela dei livelli occupazionali e salariali, il mantenimento delle sedi distaccate (Ponte San Giovanni, Città di Castello e Foligno verranno chiuse) «che potranno pure essere riorganizzate», quello di tutti i servizi all’interno dell’ente, «recuperando le attività che fino ad oggi sono state esternalizzate, come call-center e firma digitale, e contrastando i tentativi di soggetti esterni di sostituirsi nell’esercizio delle funzioni pubbliche affidate ala Camera».
IL PIANO DI TAGLI PUNTO PER PUNTO
Il tavolo In più Cgil, Cisl e Uil vogliono il ripristino di «corrette relazioni sindacali» e un tavolo regionale in vista della fusione. Il primo appuntamento per parlare di questi temi sarà il 19 febbraio, quando sindacati e presidenti delle Camere si troveranno intorno a un tavolo anche per affrontare un nodo che per i rappresentanti dei lavoratori è fondamentale: quello degli esuberi. «Noi – dice a Umbria24 Patrizia Mancini, Cgil – vogliamo capire le due amministrazioni cosa vogliono fare. La fusione comporta anche la duplicazione di alcuni uffici e rispetto a ciò dobbiamo capire quali sono i programmi». In tutto i lavoratori sono circa cento a Perugia e una sessantina a Terni.
Fusione Il processo di fusione dovrà essere rapido: in caso di rallentamenti infatti interverrà il Governo, che nell’ambito della riforma considera fondamentale (oltre a un deciso disboscamento delle partecipazioni societarie considerate non strategiche) la revisione complessiva dei compiti così da evitare duplicazioni con le altre amministrazioni. Il Registro delle imprese come visto, che è una delle funzioni storiche delle Camere, rimarrà in capo alle Camere stesse, mentre a queste potrebbero esserne assegnate di nuove come la promozione di azioni di supporto alla nascita di nuove imprese, il sostegno al processo di innovazione e digitalizzazione nonché l’assistenza per sfruttare le opportunità legate ai fondi europei e al rafforzamento degli strumenti di giustizia alternativa.
Twitter @DanieleBovi
